LA PROCEDURA DI RIEQUILIBRIO FINANZIARIO PLURIENNALE DEGLI ENTI COMUNALI (C.D. STATO DI “PRE-DISSESTO”)

La procedura di riequilibrio del dissesto finanziario degli enti locali è stata introdotta dall’articolo 25 del Decreto Legge 2 marzo 1989. Dalla sua introduzione, l’istituto ha subìto diverse modifiche, al fine di contemperare i diritti dei cittadini e i diritti dei creditori dell’ente. Oggi, l’art. 244 del Testo Unico d. lgs. n. 267 del 2000 stabilisce che si ha dissesto finanziario quando il Comune non è più in grado di assolvere alle funzioni ed ai servizi indispensabili, oppure quando nei confronti dell’ente esistono crediti di terzi ai quali non si riesce a far fronte con il mezzo ordinario del ripristino del riequilibrio di bilancio né con lo strumento del debito fuori bilancio.

Prima di arrivare al dissesto, gli enti locali possono trovarsi in altre situazioni critiche: altri: il deficit e ilc.d. pre-dissesto.

Sono considerati deficitari gli enti che sforano almeno cinque dei dieci parametri stabiliti dal decreto ministeriale del 18 febbraio 2013, quale, ad esempio, un saldo negativo del risultato contabile di gestione superiore al 5% delle entrate correnti, oppure l’eccessiva quota di residui attivi o passivi in relazione a spese.

Nell’allegato B del decreto, sono elencati i seguenti parametri obiettivi per i comuni:

1) Valore negativo del risultato contabile di gestione  superiore  in termini di valore assoluto al  5  per  cento  rispetto  alle  entrate correnti (a tali fini al risultato contabile si aggiunge l’avanzo  di amministrazione utilizzato per le spese di investimento);

 2) Volume dei residui attivi di nuova formazione provenienti dalla gestione di competenza e relativi ai titoli I e III, con l’esclusione delle risorse a titolo di fondo sperimentale di riequilibrio  di  cui all’articolo 2 del decreto legislativo n. 23 del 2011 o di  fondo  di solidarietà di cui all’articolo 1, comma 380 della legge 24 dicembre 2013 n. 228,  superiori  al  42  per  cento  rispetto  ai  valori  di

accertamento delle entrate dei medesimi titoli I e  III  esclusi  gli accertamenti delle predette risorse a titolo di fondo sperimentale di riequilibrio o di fondo di solidarietà;

3) Ammontare dei residui  attivi  provenienti dalla gestione dei residui attivi e di cui al titolo I e al titolo III superiore  al  65 per cento, ad esclusione eventuali residui da risorse a titolo  di fondo sperimentale di riequilibrio di cui all’articolo 2 del  decreto legislativo n. 23 o di fondo di solidarietà di  cui  all’articolo  1 comma 380 della legge 24 dicembre 2013 n.  228, rapportata  agli accertamenti della gestione di competenza delle entrate dei  medesimi titoli I e  III  ad  esclusione  degli  accertamenti  delle  predette risorse a titolo di fondo sperimentale di riequilibrio o di fondo  di

solidarietà;

4) Volume dei residui passivi complessivi provenienti dal titolo I superiore  al  40  per cento  degli  impegni della medesima spesa corrente;

5) Esistenza di procedimenti di esecuzione forzata superiore allo 0,5 per cento delle spese correnti anche se non hanno prodotto vincoli  a seguito delle disposizioni di cui all’articolo 159 del tuoel;

6) Volume complessivo delle  spese  di  personale a vario titolo rapportato al volume complessivo delle  entrate correnti desumibili dai titoli I, II e III  superiore al  40 per cento per i comuni inferiori a 5.000 abitanti, superiore al 39 per cento per i comuni da 5.000 a 29.999 abitanti e superiore al 38  per cento per i comuni oltre i 29.999 abitanti; tale valore è calcolato al netto dei contributi regionali nonché di altri  enti  pubblici finalizzati a finanziare spese di personale per cui il valore di tali contributi va detratto sia al numeratore che al denominatore del parametro;

7)  Consistenza dei debiti di finanziamento non assistiti da contribuzioni superiore al 150 per  cento  rispetto  alle  entrate correnti per gli  enti  che  presentano  un  risultato  contabile  di gestione positivo e superiore al 120 per  cento  per  gli  enti  che presentano un  risultato contabile di  gestione  negativo,  fermo restando il rispetto del limite di indebitamento di cui all’articolo 204 del TUEL con le modifiche di cui di  cui  all’art.  8,  comma  1 della legge 12 novembre 2011, n.  183,  a  decorrere dal 1 gennaio 2012;

8) Consistenza dei debiti fuori bilancio riconosciuti nel corso dell’esercizio superiore all’1 per  cento rispetto  ai valori di accertamento delle entrate correnti, fermo restando che l’indice si considera negativo ove tale soglia venga superata in tutti gli ultimi tre esercizi finanziari;

9) Eventuale esistenza al 31 dicembre di anticipazioni di tesoreria non rimborsate superiori al 5 per  cento rispetto alle  entrate correnti;

10) Ripiano squilibri in sede di provvedimento di salvaguardia di cui all’art. 193 del tuoel con misure di alienazione di beni patrimoniali e/o avanzo di amministrazione superiore al 5% dei valori della  spesa corrente, fermo restando quanto previsto dall’articolo 1, commi 443 e 444 della legge 24 dicembre 2012 n. 228 a decorrere dal 1 gennaio 2013; ove sussistano i presupposti di  legge  per  finanziare  il riequilibrio  in più esercizi finanziari, viene considerato al numeratore del parametro l’intero importo finanziato  con  misure  di alienazione di beni patrimoniali,  oltre  che  di  avanzo   di amministrazione, anche se destinato a finanziare lo  squilibrio  nei successivi esercizi finanziari.

Dinanzi a una crisi strutturale il comune può invece ricorrere all’istituto del pre-dissesto. Tale istituto, introdotto nel 2012 permette al comune di evitare il vero e proprio dissesto e consiste in un piano di riequilibrio pluriennale che può essere assistito dallo Stato, il quale può anticipare risorse attingendo ad uno specifico fondo, il Fondo rotativo. L’obiettivo è dunque incrementare le entrate dei Comuni a fronte di minor spese: per questo motivo gli enti che scelgono di ricorrere al pre-dissesto incorrono spesso a un aumento della pressione fiscale e a un conseguente taglio dei servizi.

Ricorrere al Fondo di rotazione chiaramente comporta maggiore vigilanza sull’applicazione delle misure previste, così come maggiore rigidità sulle conseguenze sul piano finanziario stabilite dall’ art. 243 (e seguenti bis, ter, quater):

  • Aliquote o tariffe dei tributi locali nella misura massima consentita;
  • Copertura integrale del servizio smaltimento rifiuti con i proventi della tariffa;
  • Copertura del servizio acquedotto con i proventi della tariffa;
  • Copertura dei costi di gestione dei servizi a domanda individuale.

All’interno del piano di riequilibrio bisogna inoltre dimostrare sia che gli oneri dei contratti troveranno copertura in bilancio, sia che le somme iscritte dalle società a credito verso l’ente troveranno corrispondente iscrizione tra i debiti dello stesso. In assenza di un piano di rientro l’amministrazione rimane esposta agli interessi passivi sul debito, rinegoziazione del mutuo, aumento e allungamento delle rate, anche in assenza di nuovi debiti.

Procedura:

Come previsto dal Dispositivo dell’art. 243 bis TUEL, comma 1, il comune che voglia ricorre alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale può farlo per mezzo di una delibera consiliare. Inoltre la predetta procedura non può essere iniziata qualora sia decorso il termine assegnato dal prefetto, con lettera notificata ai singoli consiglieri, per la deliberazione del dissesto, di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149.

Successivamente (comma 2) La deliberazione di ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale deve essere trasmessa, entro 5 giorni dalla data di esecutività, alla competente sezione regionale della Corte dei conti e al Ministero dell’interno.

Dalla data di esecutività, entro 90 giorni, il consiglio dell’ente locale è tenuto a deliberare un piano di riequilibrio finanziario pluriennale di durata compresa tra quattro e venti anni, compreso quello in corso, corredato del parere dell’organo di revisione economico-finanziario (comma 5), determinata sulla base del rapporto tra le passività da ripianare nel medesimo e l’ammontare degli impegni di cui al titolo I della spesa del rendiconto dell’anno precedente a quello di deliberazione del ricorso alla procedura di riequilibrio o dell’ultimo rendiconto approvato, secondo la seguente tabella(comma 5bis):

Rapporto passività/ impegni di cui al titolo IDurata massima del piano di riequilibrio finanziario pluriennale
Fino al 20 per cento4 anni
Superiore al 20 per cento e fino al 60 per cento10 anni
Superiore al 60 per cento e fino al 100 per cento per i comuni fino a 60.000 abitanti15 anni
Oltre il 60 per cento per i comuni con popolazione superiore a 60.000 abitanti e oltre il 100 per cento per tutti gli altri comuni20 anni

È importante che il piano di riequilibrio finanziario contenga tutte le misure necessarie a superare le condizioni di squilibrio rilevate e che queste vengano specificate insieme a (comma 6):

a) le eventuali misure correttive adottate dall’ente locale in considerazione dei comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria e del mancato rispetto degli obiettivi posti con il patto di stabilità interno accertati dalla competente sezione regionale della Corte dei conti;

b) la puntuale ricognizione, con relativa quantificazione, dei fattori di squilibrio rilevati, dell’eventuale disavanzo di amministrazione risultante dall’ultimo rendiconto approvato e di eventuali debiti fuori bilancio;

c) l’individuazione, con relative quantificazione e previsione dell’anno di effettivo realizzo, di tutte le misure necessarie per ripristinare l’equilibrio strutturale del bilancio, per l’integrale ripiano del disavanzo di amministrazione accertato e per il finanziamento dei debiti fuori bilancio entro il periodo massimo di dieci anni, a partire da quello in corso alla data di accettazione del piano;

d) l’indicazione, per ciascuno degli anni del piano di riequilibrio, della percentuale di ripiano del disavanzo di amministrazione da assicurare e degli importi previsti o da prevedere nei bilanci annuali e pluriennali per il finanziamento dei debiti fuori bilancio.

In presenza di debiti fuori bilancio riconoscibili ai sensi dell’articolo 194 (comma 7), il finanziamento può avvenire anche mediante un piano di rateizzazione che abbia però una durata massima pari agli anni del piano stesso.

Infine, per tutta la durata del piano di riequilibrio l’ente è soggetto a controlli ed è tenuto a effettuare revisioni e delibere che siano volte alla sola riuscita del graduale riequilibrio finanziario (comma 8), così come, entro il termine dell’esercizio finanziario, a ridurre spese e spese e personale (comma 9).

Lo studio legale Tristano assiste le imprese e i professionisti che vantino un credito nei confronti della Pubblica Amministrazione sia al fine dell’ottenimento del titolo esecutivo (decreto ingiuntivo, sentenza), sia nella successiva fase del recupero effettivo del credito.

IL CAPITOLATO DELLA GARA PUBBLICA

Con il termine “capitolato tecnico” si intende il documento tecnico-amministrativo attraverso il quale vengono specificate e individuate dalla stazione appaltante le prescrizioni tecniche, i requisiti e gli aspetti qualitativi delle opere, dei beni o dei servizi che devono essere forniti. Il capitolato contribuisce, quindi, a stabilire e definire gli obblighi e i diritti delle parti che stipulano il contratto.

 Tale documento, importante in quanto, come detto, regola il rapporto tra committente e impresa, si distingue in due tipologie:

  • Capitolato generale: ovvero il documento obbligatorio per gli appalti affidati dalle PA. Si tratta di un documento standard valido su tutto il territorio nazionale e disciplinato dal D. M. n. 145/2000. Esso espone i contenuti obbligatori che un contratto di futura stipulazione deve necessariamente possedere: aggiudicazione ed esecuzione dei lavori; pagamenti all’appaltatore; collaudo; disposizioni su eventuali scioglimenti del contratto; definizione di eventuali controversie.

Esso è composto dai seguenti 14 articoli:

  • Domicilio dell’appaltatore
  • Indicazione delle persone che possono riscuotere
  • Condotta dei lavori da parte dell’appaltatore
  • Cantieri, attrezzi, spese ed obblighi generali a carico dell’appaltatore
  • Disciplina e buon ordine dei cantieri
  • Spese di contratto, di registro ed accessorie
  • Provvista dei materiali
  • Sostituzione dei luoghi di provenienza dei materiali previsti in contratto
  • Difetti di costruzione
  • Verifiche nel corso di esecuzione dei lavori
  • Durata giornaliera dei lavori
  • Proprietà degli oggetti trovati
  • Proprietà dei materiali di demolizione
  • Capitolato Speciale: ovvero il documento che viene redatto, sempre in occasione di appalti pubblici, per la stipula del singolo contratto al fine di precisarne la disciplina negoziale..

Il Titolo IV – Esecuzione della Parte II – Contratti di appalto per lavori servizi e forniture del d.lgs. n. 50 del 18 aprile 2016, delinea uno schema di contratto di capitolato speciale, delineandone anche degli aspetti esecutivi tra cui:

  • Art. 100. (Requisiti di esecuzione dell’appalto)
  • Art. 101. (Soggetti delle stazioni appaltanti)
  • Art. 102. (Collaudo)
  • Art. 103. (Garanzie definitive)
  • Art. 104. (Garanzie per l’esecuzione di lavori di particolare valore)
  • Art. 105. (Subappalto)
  • Art. 106. (Modifica di contratti durante il periodo di efficacia)
  • Art. 107. (Sospensione)
  • Art. 108. (Risoluzione)
  • Art. 109. (Recesso)
  • Art. 110. (Procedure di affidamento in caso di fallimento dell’esecutore o risoluzione del contratto e misure straordinarie di gestione)
  • Art. 111. (Controllo tecnico, contabile e amministrativo)
  • Art. 112. (Appalti e concessioni riservati)
  • Art. 113. (Incentivi per funzioni tecniche)
  • Art. 113–bis. (Termini di pagamento – Clausole penali)

Il capitolato tecnico serve dunque per integrare quanto previsto dal bando di gara, precisandone le  prestazioni e gli obblighi che entrambe le parti del contratto si impegnano ad assumere. In particolare il dettagli del capitolato riguarda:

  • gli elementi necessari per una compiuta definizione tecnica ed economica dell’oggetto dell’appalto;
  • le modalità di esecuzione e le norme di misurazione di ogni lavorazione;
  • i requisiti di accettazione di materiali e componenti;
  • le specifiche di prestazione;
  • la documentazione da presentare in ordine all’omologazione e all’esito di prove di laboratorio, unitamente alle modalità di approvazione da parte del direttore dei lavori, per assicurare che questa risponda alle scelte progettuali.

Il contenuto del Capitolato Speciale muta a seconda dell’oggetto del contratto (appalto di lavori, forniture e servizi, concessione, etc.) e delle specifiche di ciascun affidamento.

L’impostazione-tipo di un Capitolato Speciale, che potrebbe essere suddiviso in due parti, amministrativa e tecnica,  prevede i seguenti punti:

  • Oggetto e ammontare dell’appalto
  • Stima dei costi di realizzazione e modalità con cui essi saranno contabilizzati
  • Caratteristiche tecniche delle opere, della fornitura o del servizio
  • Specifiche amministrative
  • Tempi di realizzazione ed eventuali penali.

Al Capitolato sono allegati infine i seguenti documenti:

  • Progetto esecutivo delle opere da realizzare
  • Computo metrico dei lavori
  • Contratto di appalto
  • Elenco dei prezzi unitari da applicare in caso di eventuali lavori in variante rispetto al progetto originario.

Il capitolato speciale è sicuramente fondamentale per garantire all’appaltatore che i lavori siano non solo portati a compimento dall’impresa aggiudicatrice, ma che questo verrà fatto rispettando anche i parametri qualitativi stabiliti e i tempi previsti.

Lo Studio Legale Tristano assiste i propri clienti in tutte le fasi di gara, ivi compresa la valutazione preliminare del bando e del capitolato, al fine di ottimizzare tempi e costi ed evitare di sprecare risorse aziendali.

GENERAL CONTRACTOR

Il “contraente generale” o “general contractor” è il soggetto incaricato di snellire e accelerare i tempi di realizzazione delle opere pubbliche strategiche, assumendo su di sé le funzioni di progettista, costruttore ed in parte di finanziatore dell’opera da realizzare.

Il profilo e le modalità operative del general contractor sono stati in primis delineati attraverso il decreto delegato 20 agosto 2002, n. 190, come modificato dal d.lgs. n. 189/2002. In particolare l’articolo 6 (modalità di realizzazione delle infrastrutture con affidamento al contraente generale), l’articolo 9 (affidamento a contraente generale) e l’art. 10 (procedura di aggiudicazione al contraente generale), a cui si sono aggiunti gli articoli del Capo II-bis, relativo alla qualificazione dei contraenti generali (dall’art. 20-bis al 20-undecies), a seguito delle modifiche introdotte dal d.lgs. n. 9/2005 istituivo di un sistema di qualificazione dei contraenti generali delle opere strategiche, distinto dal sistema di qualificazione delle imprese meramente esecutrici di lavori pubblici.

La disciplina del contraente generale veniva poi trasposta (insieme alle ulteriori disposizioni di cui al decreto legislativo n. 190/2002), senza modifiche rilevanti, negli artt. 161-194, del cd. codice appalti, recato dal decreto legislativo n. 163 del 2006, ed attualmente nel d.lgs n. 50 del 2016 (Codice dei contratti pubblici), il cui art. 194, comma 1, stabilisce che:

Con il contratto di affidamento unitario a contraente generale, il soggetto aggiudicatore affida ad un soggetto dotato di adeguata capacità organizzativa, tecnico-realizzativa e finanziaria la realizzazione con qualsiasi mezzo dell’opera, nel rispetto delle esigenze specificate nel progetto definitivo redatto dal soggetto aggiudicatore e posto a base di gara, ai sensi dell’articolo 195, comma 2, a fronte di un corrispettivo pagato in tutto o in parte dopo l’ultimazione dei lavori.

Il successivo comma 2 dell’art. 194 sopra citato stabilisce gli obblighi principali del contraente generale:

  1. Predisposizione del progetto definitivo e delle attività tecnico-amministrative occorrenti al soggetto aggiudicatore per pervenire all’approvazione dello stesso;
  2. Acquisizione delle aree di sedime;
  3. Esecuzione con qualsiasi mezzo dei lavori;
  4. Perfezionamento dell’opera;
  5. Ove richiesto, individuazione delle modalità gestionali;
  6. Indicazioni del piano degli affidamenti, delle espropriazioni, delle forniture di materiale, onde evitare infiltrazioni mafiose.

Prima dell’introduzione di questa figura, gli unici istituti a cui fosse possibile ricorrere per l’esecuzione di opere pubbliche tramite privati erano l’appalto e la concessione di costruzione e gestione. Il limite di tali strumenti consisteva nel riguardare esclusivamente la fase di realizzazione dell’opera e non le fasi precedenti di progettazione e affidamento del contratto, così come previsto dalla previgente normativa in materia di appalti, che non consentiva l’accorpamento di tutte le fasi (progettazione, affidamento ed esecuzione) in un unico contesto.

Con l’introduzione della figura del contraente generale è stato possibile invece superare gli svantaggi di tali precedenti modelli, tra i quali la difficoltà di coordinamento, i ritardi ed i costi maggiori. Infatti, il general contractor, essendo un soggetto realizzatore globale dell’opera, organizzato in modo tale da garantire al committente pubblico la realizzazione del lavoro, si può occupare, “chiavi in mano”, sia della progettazione sia della realizzazione.

Sebbene l’intento del legislatore sia da considerarsi lodevole, è altresì incontrovertibile che, nei fatti, non sempre il contraente generale ha mantenuto le aspettative, dimostrandosi all’altezza del compito affidatogli.

Molto spesso, l’unico criterio distintivo è stato quello “economico-dimensionale”. Chi possedeva già al proprio interno maggiori mezzi – soprattutto  finanziari –  ha avuto la possibilità di proporsi sul mercato come general contractor. Chi, al contrario, pur essendo professionalmente competente in egual misura (o ancor di più), era tuttavia dotato di minore capacità economica, ha visto pressoché azzerate le proprie chanches di entrare nel ristretto circolo dei contraenti generali, con grave detrimento della concorrenza.

E’ quindi auspicabile un intervento legislativo al fine di favorire l’ingresso del maggior numero di soggetti sul mercato, anche attraverso forme di agevolazione economica e fiscale.

Lo Studio Legale Tristano assiste i propri clienti in tutte le fasi di affidamento di un contratto pubblico, predisponendo gli eventuali atti impugnatori soltanto in caso di effettiva sussistenza di vizi accoglibili, nell’ottica della massima trasparenza e della riduzione dei costi.

IL BANDO DI GARA

Per bando di gara si intende l’atto amministrativo con il quale una Stazione Appaltante che intenda affidare un contratto pubblico per l’esecuzione di un’opera, per l’acquisto di beni e servizi o per l’affidamento di una concessione, indice una procedura di selezione del contraente.

Si tratta di un atto di natura generale a rilevanza esterna che insieme agli altri documenti predisposti dalla Stazione Appaltante (capitolato, disciplinare, allegati) forma la c.d. lex specialis della gara, ovvero tutte le regole e le prescrizioni con cui si disciplina il procedimento competitivo in questione.

Attraverso il bando di gara, generalmente predisposto sulla base di modelli tipo predisposti dall’ANAC ai sensi dell’art. 71 del Codice dei contratti pubblici (d. lgs n. 50/16), la Pubblica Amministrazione manifesta la propria volontà di selezionare un contraente per la stipula di un contratto pubblico.

Al fine di garantire la parità di trattamento fra tutti gli operatori economici che ambiscono a contrarre con la P.A., nonché per il rispetto dei principi di trasparenza, buon andamento ed economicità dell’azione amministrativa,  la procedura di selezione è disciplinata da norme nazionali (decreto legislativo n. 50 del 18 aprile 2016) e comunitarie (direttive europee 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE).

L’art. 35 del Codice degli appalti, recependo la disciplina comunitaria in materia, prevede che, al di sopra di determinati importi  stabiliti ogni biennio, tutte le gare devono essere indette a livello europeo.

A decorrere dal 1° gennaio 2020, sono state aggiornate  soglie per le gare d’appalto di rilevanza europea.

Le nuove soglie di rilevanza comunitaria nei settori ordinari saranno:

Euro 5.350.000 per gli appalti pubblici di lavori e per le concessioni;

Euro 214.000 per gli appalti pubblici di forniture, di servizi e per i concorsi pubblici di progettazione aggiudicati da amministrazioni aggiudicatrici sub-centrali;

Euro 750.000 per gli appalti di servizi sociali e di altri servizi specifici elencati all’allegato IX del d.lgs. 50/2016.

Ai sensi del Codice dei contratti, le procedure d’appalto che possono essere utilizzate dalle Stazioni Appaltanti sono le seguenti:

  • procedura aperta (art. 60 d. lgs. n. 50/16): ovvero la procedura grazie alla quale chiunque può presentare un’offerta, a condizione che questa soddisfi i requisiti richiesti dal bando.
  • procedura ristretta (art. 61 d. lgs. n. 50/16): ovvero la procedura secondo la quale chiunque può partecipare a condizione però che abbia superato una preselezione.
  • La procedura competitiva negoziata (art. 63 d. lgs. n. 50/16): ovvero una procedura che può avvenire anche senza la pubblicazione di un bando di gara. In questo caso la preselezione dei partecipanti e la presentazione dell’offerta verranno negoziate;
  • Dialogo competitivo (art. 64 D.lgs. 50/2016)
  • Partenariato per l’innovazione (art. 65 D.lgs. 50/2016)

Come previsto dal Nuovo Codice dei Contratti Pubblici (Allegato XIV, Parte I, lett. C), i bandi di gara devono contenere le seguenti informazioni minime:

 •          Tipo di amministrazione aggiudicatrice e principale attività esercitata;

 •          Descrizione dell’appalto (natura ed entità dei lavori; natura e quantità o valore delle forniture; natura ed entità dei servizi);

 •          Importo totale stimato dell’appalto;

 •          Tempi di consegna o di fornitura di beni, lavori o servizi e, per quanto possibile, durata del contratto;

 •          Condizioni di partecipazione;

 •          Tipo di procedura di aggiudicazione (con eventuale motivazione del ricorso alla procedura accelerata, in caso di procedure aperte e ristrette e di procedure competitive con negoziazione);

 •          Criteri di aggiudicazione dell’appalto;

 •          Termine ultimo per la ricezione delle offerte (procedure aperte) o delle domande di partecipazione (procedure ristrette e procedura competitiva con negoziazione, dialogo competitivo, partenariati per l’innovazione);

 •          Indirizzo al quale trasmettere le offerte o le domande di partecipazione;

 •          Precisazioni dei termini per la proposizione del ricorso o, riferimenti del del servizio presso il quale richiedere tali informazioni.

I bandi di gara, infine, devono essere pubblicati:

  • sulla piattaforma online dell’Anac;
  • sotto forma di estratto, su almeno uno dei principali quotidiani a diffusione nazionale e su almeno uno a maggiore diffusione locale nel luogo in cui si eseguono i contratti.
  • Nel caso di importi superiori alle soglie comunitarie, il bando di gara prevede la pubblicazione per estratto su almeno due dei principali quotidiani a diffusione nazionale e su almeno due a maggiore diffusione locale.
  • Nel caso di progetti rilevanti in ambito europeo, tutte le informazioni devono essere inviate alla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea, che pubblica poi il bando di gara su TED (Tenders Electronic Daily, un proprio portale online per i progetti pubblici europei.

Lo Studio Legale Tristano presta assistenza e consulenza nella partecipazione a procedure di selezione pubbliche e nei contenziosi da esse derivanti.

PROROGA DELLE CONCESSIONI PUBBLICHE AL TEMPO DEL COVID.

La proroga del contratto è un istituto di carattere eccezionale, che non può essere utilizzato fuori dai casi e i limiti previsti dalle singole norme; in mancanza di una regola che legittimi l’applicazione generale di questo istituto, la preferenza deve essere per istituti che risultino compatibili con i principi a tutela della concorrenza (Corte dei Conti, Sezione di controllo per la Regione Sicilia, deliberazione 8 ottobre 2020 n.124/2020/PREV Pres. Luciana Savagnone – Est. Tatiana Calvitto).

Come precisato dall’arresto sopracitato, la proroga di un contratto, così come il rinnovo, sono istituti di carattere eccezionale. Infatti entrambi derogano rispetto al principio di immodificabilità del contratto dal momento che, grazie a questi istituti, l’Amministrazione potrebbe prorogare la data di scadenza di un contratto pubblico spostandola in avanti, oppure, dinanzi ad un contratto scaduto, potrebbe rinnovarne l’efficacia attraverso una nuova manifestazione di volontà.

Affinché questo avvenga dunque, occorre tuttavia si verifichino ben precise condizioni: la volontà del legislatore è infatti in primis sempre quella di garantire il principio della concorrenza e il rispetto delle prescrizioni del bando, che ha stabilito anche la durata del contratto (una durata diversa avrebbe potuto indurre altri operatori economici a presentare offerta).

Anche l’ANAC si è più volte espressa sulla proroga ritenendola ammissibile solo in via eccezionale: l’uso ingiustificato e improprio infatti, può comportare illegittimità e danno erariale.

Il d.lgs.50/2016 specifica infatti all’art. 106 comma 11, che La durata del contratto può essere modificata esclusivamente per i contratti in corso di esecuzione se è prevista nel bando e nei documenti di gara una opzione di proroga. La proroga è limitata al tempo strettamente necessario alla conclusione delle procedure necessarie per l’individuazione di un nuovo contraente.

Dalla lettura dell’articolo emerge che si può ricorrere alla proroga solo a condizione che questa opzione sia prevista espressamente nel bando di gara e per il tempo necessario alla stipula di nuovi contratti e dunque che i limiti della proroga tecnica possono essere valicati solo in casi urgenti e eccezionali.

Questi casi imprevisti e imprevedibili sono regolamentati dall’articolo 106 comma 1 lett. c) al quale si è ricorsi anche nel periodo emergenziale della pandemia da Covid-19: la necessità di modifica è determinata da circostanze impreviste e imprevedibili per l’amministrazione aggiudicatrice o per l’ente aggiudicatore. In tali casi le modifiche all’oggetto del contratto assumono la denominazione di varianti in corso d’opera. Tra le predette circostanze può rientrare anche la sopravvenienza di nuove disposizioni legislative o regolamentari o provvedimenti di autorità od enti preposti alla tutela di interessi rilevanti; 2) la modifica non altera la natura generale del contratto;

L’ANAC stessa con il Vademecum dell’aprile 2020 dispone una deroga all’art. 106 comma 11 consentendo varianti anche quando non previste nei documenti ufficiali di gara e allo scopo di derogare ai termini previsti dai commi 8 e 14 per gli adempimenti nei confronti dell’ ANAC.

L’ambito di estensione della norma in deroga è valido sia per i contratti relativi alla protezione civile così come per i soggetti attuatori, enti pubblici economici e non economici, soggetti privati, ecc.

Ai sensi dell’art. 63 comma 2 lett. c) D.lgs.50/2016, un’altra via percorribile per ottenere una proroga di contratto è quella del “contratto ponte”, ovvero di una procedura negoziata senza pubblicazione del bando di gara che può comportare però la stipula del contratto, chiaramente il tutto entro i limiti della soglia comunitaria.

Lo Studio Legale Tristano assiste i propri clienti nelle procedure di affidamento di concessioni e appalti pubblici, sin dalla fase di preparazione dell’offerta, nonché negli eventuali contenziosi innanzi alla giustizia amministrativa (Tar e Consiglio di Stato) e al Giudice Ordinario.

“DECRETO MILLEPROROGHE”: APPALTI DI LAVORI

È entrato in vigore il 2 marzo 2021 il il Decreto Milleproroghe 2021 (Decreto Legge 31 dicembre 2020, n. 183, convertito con LEGGE 26 febbraio 2021, n. 21), ecco i principali provvedimenti.

In materia di contratti pubblici gli art. 17-ter, commi 3 e 4, dispongono proroghe in favore dei territori del centro Italia colpiti dal sisma del 2016-2017, per i quali è previsto l’affidamento diretto di lavori, servizi e forniture, ivi compresi i servizi di ingegneria e architettura e l’attività di progettazione, per importi inferiori a 150.000 euro, in deroga alle norme del Codice dei contratti pubblici, fino al completamento delle previste attività di ricostruzione (articolo 7-bis, comma 4); viene inoltre prorogata al 31 dicembre 2021 la possibilità per le stazioni appaltanti di elevare al 30 per cento l’importo dell’ anticipazione del prezzo a favore dell’appaltatore per l’esecuzione di lavori (articolo 13, comma 1).

Per questi stessi territori, così come per quelli colpiti dal sisma del 2009 in Abruzzo, è stabilito il termine del 30 settembre 2021 per la presentazione della domanda di contributo per la ricostruzione privata. In caso di accertamenti necessari per verificare il maggior danno provocato dal sisma avvenuto in Centro-Italia nel 2016-2017, nonché per gli interventi previsti nei comuni del cratere diversi da l’Aquila (articolo 17) il termine è invece il 30 settembre 2022.

Sono previste inoltre (articolo 17-quater) misure a favore delle popolazioni dei territori dell’Italia centrale colpiti dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016, tra le quali un incremento di 180 milioni di euro delle risorse destinate all’erogazione dei contributi per interventi su edifici danneggiati, la previsione dell’esenzione del contributo di costruzione per i titolari di contratti di locazione riferiti ad immobili adibiti ad abitazione principale, distrutti o danneggiati dagli eventi sismici in questione, e ulteriori agevolazioni di natura tariffaria e patrimoniale.

Per quanto concerne l’edilizia egli appalti viene modificata la disciplina introdotta dall’ art. 8, c. 4, lett. a del DL 76/2020 che riguarda l’adozione dello stato di avanzamento dei lavori in corso di esecuzione da parte del direttore dei lavori; a tal proposito sono state prorogate fino all’anno 2021 le semplificazioni previste dal decreto-legge “sblocca cantieri”(D.L. 32/2019), per l’affidamento dei contratti di progettazione e dei contratti per lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria (articolo 13, comma 2, lettere a) e b)); viene inoltre stabilito che il pagamento del SAL stesso avvenga nei limiti della disponibilità finanziaria della stazione appaltante.

È differito al 31 dicembre 2021 il termine – scaduto il 31 dicembre 2020 e fissato dal c.d. D.L. sblocca cantieri (D.L. 32/2019) – fino al quale possono essere oggetto di riserva anche gli aspetti progettuali che sono stati sottoposti a verifica preventiva e la conseguente estensione dell’ambito di applicazione dell’accordo bonario (articolo 13, comma 2, lettera b-bis);

Viene infine prorogata al 30 giugno 2021 la previsione che stabilisce di non superare la soglia del 40% dell’importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture in materia di subappalto, e fino al 31 dicembre 2021la sospensione dell’obbligo di indicare la terna di subappaltatori in sede di gara per gli affidamenti di appalti e concessioni pubbliche (articolo 13, comma 2, lettera c));

Passando a scuole strade ed edifici pubblici la proroga, di cui all’art. 30, c. 14-bis, del DL 34/2019, limitata al 2021 riguarda i contributi ai Comuni con popolazione non superiore a 1.000 abitanti per investire sulla messa in sicurezza delle scuole, di strade, edifici pubblici e del patrimonio comunale e per l’abbattimento delle barriere architettoniche a beneficio della collettività, nonché per gli interventi di efficientamento energetico e sviluppo territoriale sostenibile.

È stabilita al 1° gennaio 2022 la proroga dei termini di applicazione della normativa sulla gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali comprese nella rete stradale transeuropea (di cui al d.lgs. 35/2011) alle strade appartenenti alla rete di interesse nazionale ma non comprese nella citata rete transeuropea, nonché alle strade di competenza delle regioni e degli enti locali (articolo 13,comma 3).

Lo Studio legale Tristano assiste i propri clienti nella valutazione preliminare del bando, durante tutto il corso della gara, in caso di esclusione, non aggiudicazione e nell’esecuzione del contratto, prestando tutela innanzi al Tar, al Consiglio di Stato e al Giudice Ordinario.

DISTRIBUZIONE AUTOMATICA “GREEN”: IL VENDING SOSTENIBILE.

Il “vending”, come noto, riguarda il comparto delle aziende che si occupano di somministrazione di prodotti di vario genere attraverso i distributori automatici.

Negli ultimi anni, anche il settore del vending ha recepito la tendenza ad una maggiore attenzione verso l’ambiente e l’ecocompatibilità. L’Italia, tra i principali produttori mondiali di macchine – e prima in Europa per numero di distributori installati sul territorio (oltre 820.000)-, è anche tra i principali promotori del percorso verso il sostenibile che questo settore ha intrapreso ormai da qualche anno.

Infatti sono sempre di più i distributori dotati di innovativi sistemi di funzionamento che permettono di ottimizzare l’energia utilizzata. Si tratta di macchine in cui è presente la  modalità “risparmio energetico”, un’opzione che consente di consumare meno, nonostante l’utilizzo prolungato (24 h su 24) di energia di cui le stesse hanno generalmente bisogno. Basta dunque programmare il distributore in modo tale che esso si spenga nella fascia oraria selezionata per poi riattivarsi al momento stabilito. Queste funzioni permettono un risparmio energetico che può raggiungere il 50% per i distributori di bevande calde e tra il 10% e il 15% per i distributori del freddo.

Tali nuove tecnologie di distributori automatici offrono inoltre ai loro consumatori prodotti sostenibili ed ecocompatibili. L’offerta alimentare cambia con il cambiare delle abitudini del consumatore: è per questo che i distributori propongono accanto ai tradizionali prodotti come acqua e caffè anche alimenti e bevande biologici, solidali, snack a km0 e infine prodotti adatti a soggetti allergici o celiaci.

Si tratta di alimenti che, non solo sono prodotti in modo ecosostenibile ma anche il cui smaltimento è perfettamente green: le confezioni di tali snack sono infatti 100% riciclabili, così come le capsule del caffè compostabili e le bottiglie d’acqua e di bibite realizzate in plastica riciclata.

Per accompagnare ancora di più sia il prodotto che il consumatore verso un corretto percorso di riciclo, accanto ai distributori vengono inoltre spesso posizionati speciali contenitori forniti di coperchi e fori adatti a contenere rispettivamente bicchieri e palette utilizzati per prendere le bevande calde.

Investire nel green è dunque una scelta necessaria e possibile anche in questo settore. Il vending sostenibile contribuisce infatti agli obiettivi Ambientali dello sviluppo sostenibile non solo dal punto di vista delle nuove tecnologie utilizzate per il funzionamento delle macchine ma anche grazie alle scelte alimentari che rispettano contemporaneamente l’ambiente così come la sicurezza e l’igiene.

Lo Studio Legale Tristano assiste da anni società di gestione e Reti di imprese nel campo del vending, accompagnando i propri clienti in tutte le fasi della propria attività.

IL RISCHIO OPERATIVO NELLE CONCESSIONI DI SERVIZI

Ai sensi dell’art. 165 del d.lgs n. 50/16, “nei contratti di concessione come definiti all’articolo 3, comma 1, lettere uu) e vv), la maggior parte dei ricavi di gestione del concessionario proviene dalla vendita dei servizi resi al mercato. Tali contratti comportano il trasferimento al concessionario del rischio operativo definito dall’articolo 3, comma 1, lettera zz) riferito alla possibilità che, in condizioni operative normali, le variazioni relative ai costi e ai ricavi oggetto della concessione incidano sull’equilibrio del piano economico finanziario. Le variazioni devono essere, in ogni caso, in grado di incidere significativamente sul valore attuale netto dell’insieme degli investimenti, dei costi e dei ricavi del concessionario”.

La concessione, rispetto all’appalto, sebbene abbia in comune con quest’ultimo l’esecuzione di una prestazione nei confronti della PA, se ne distingue, in primis, nelle modalità di profitto: se nell’appalto il corrispettivo è monetario e determinato, nelle concessioni il meccanismo di remunerazione dipende dallo sfruttamento del diritto del concessionario di gestire l’opera o il servizio oggetto di contratto. A tale remuneratività, imprevedibile e non determinata, va legato il rischio operativo di gestione. Il rischio operativo, di cui sempre all’art. 3, lett. zz), d.Lgs. 50/2016, è fonte di incertezza per il concessionario, che, per realizzare un utile, dovrà rientrare degli investimenti e delle spese sostenute. Infatti, se il contratto di appalto prevede  un rapporto giuridico bilaterale tra stazione appaltante e aggiudicatario, la concessione instaura un rapporto trilaterale in cui ai primi due si aggiunge l’utenza.

Il rischio operativo si può intendere, dunque, come l’incognita verso cui l’impresa si dirige e che può coinvolgere sia la domanda che l’offerta, come stabilito dall’art. 165 del codice dei contratti:

Nei contratti di concessione come definiti all’articolo 3, comma 1, lettere uu) e vv), la maggior parte dei ricavi di gestione del concessionario proviene dalla vendita dei servizi resi al mercato. Tali contratti comportano il trasferimento al concessionario del rischio operativo definito dall’articolo 3, comma 1, lettera zz) riferito alla possibilità che, in condizioni operative normali, le variazioni relative ai costi e ai ricavi oggetto della concessione incidano sull’equilibrio del piano economico finanziario. Le variazioni devono essere, in ogni caso, in grado di incidere significativamente sul valore attuale netto dell’insieme degli investimenti, dei costi e dei ricavi del concessionario.

Considerata la fase di gestione onerosa in favore dell’utenza finale che la concessione prevede, essa ha chiaramente una durata maggiore rispetto all’appalto. La concessione deve avere infatti una durata “ragionevole” che permetta la buona riuscita dell’operazione imprenditoriale soprattutto dal punto di vista finanziario.

Il rischio operativo può essere declinato in 3 macroaree:

  1. Il “rischio di costruzione”, ovvero il rischio legato a concessioni di lavori.
  2. Il “rischio di domanda”, ovvero il rischio legato a una eventuale contrazione della domanda relativa al servizio.
  3. Il “rischio di disponibilità”, ovvero il rischio legato a interventi straordinari non preventivati.

Sempre l’art. 3 del Codice dei contratti definisce meglio al comma 1, lett. uu, il rischio operativo rispetto alla precedente disciplina:

  • concessione di lavori: “un contratto a titolo oneroso stipulato per iscritto in virtù del quale una o più stazioni appaltanti affidano l’esecuzione di lavori ovvero la
    progettazione esecutiva e l’esecuzione, ovvero la progettazione definitiva, la progettazione esecutiva e l’esecuzione di lavori ad uno o più operatori economici riconoscendo a titolo di corrispettivo unicamente il diritto di gestire le opere oggetto del contratto o tale diritto accompagnato da un prezzo, con assunzione in capo al concessionario del rischio operativo legato alla gestione delle opere”
    (Art. 3, comma 1, lett. uu) d. Lgs. n. 50/2016);
  • concessione di servizi “un contratto a titolo oneroso stipulato per iscritto in virtù del quale una o più stazioni appaltanti affidano a uno o più operatori economici la fornitura e la gestione di servizi diversi dall’esecuzione di lavori di cui alla lettera ll) riconoscendo a titolo di corrispettivo unicamente il diritto di gestire i servizi oggetto del contratto o tale diritto accompagnato da un prezzo, con assunzione in capo al concessionario del rischio operativo legato alla gestione dei servizi” (Art. 3, comma 1, lett. vv) d. Lgs. n. 50/2016);
  • rischio operativo: “il rischio legato alla gestione dei lavori o dei servizi sul lato della domanda o sul lato dell’offerta o di entrambi, trasferito all’operatore economico nei casi di cui all’articolo 180 [che disciplina il partenariato pubblico privato di cui la concessione è la principale declinazione]. Si considera che l’operatore economico nei casi di cui all’articolo 180 assuma il rischio operativo nel caso in cui, in condizioni operative normali, per tali intendendosi l’insussistenza di eventi non prevedibili non sia garantito il recupero degli investimenti effettuati o dei costi sostenuti per la gestione dei lavori o dei servizi oggetto della concessione. La parte del rischio trasferita all’operatore economico nei casi di cui all’articolo 180 deve comportare una reale esposizione alle fluttuazioni del mercato tale per cui ogni potenziale perdita stimata subita dal concessionario non sia puramente nominale o trascurabile” (Art. 3, comma 1, lett. zz) d. Lgs. n. 50/2016).

Lo Studio Legale Tristano assiste i propri clienti nelle procedure di affidamento di concessioni e appalti pubblici, sin dalla fase di preparazione dell’offerta, nonché negli eventuali contenziosi innanzi alla giustizia amministrativa (Tar e Consiglio di Stato) e al Giudice Ordinario.

ACCESSO AGLI ATTI IN MERITO ALL’OFFERTA TECNICA. LIMITI E TUTELE

L’articolo 53, comma 5, lettera a), del d.lgs. n. 50/2016 disciplina i motivi e le circostante nelle quali il diritto di accesso agli atti di gara non può essere concesso. In particolare l’articolo si sofferma, pur nell’applicabilità della disciplina generale di cui agli artt. 22-28 della l. 241/1990, sulle specifiche circostante in cui, nelle procedure a evidenza pubblica, sia da escludere la pretesa esibizione dei documenti di gara in vista di peculiari necessità di riservatezze.

Il comma 5 dell’ suddetto articolo, infatti, prevede che: sono esclusi il diritto di accesso e ogni forma di divulgazione in relazione: a) alle informazioni fornite nell’ambito dell’offerta o a giustificazione della medesima che costituiscano, secondo motivata e comprovata dichiarazione dell’offerente, segreti tecnici o commerciali; b) ai pareri legali acquisiti dai soggetti tenuti all’applicazione del presente codice, per la soluzione di liti, potenziali o in atto, relative ai contratti pubblici; c) alle relazioni riservate del direttore dei lavori (del direttore dell’esecuzione) e dell’organo di collaudo sulle domande e sulle riserve del soggetto esecutore del contratto; d) alle soluzioni tecniche e ai programmi per elaboratore utilizzati dalla stazione appaltante o dal gestore del sistema informatico per le aste elettroniche, ove coperti da diritti di privativa intellettuale.

È esclusa dunque la possibilità di avere accesso ad ogni forma di informazione che riguardi l’offerta e i segreti tecnici e commerciali degli operatori economici in gara. L’articolo tutela infatti il “know how” dell’impresa: competenze, esperienze, professionalità e attività che l’hanno resa concorrenziale e competitiva.

Molte sono state, tuttavia, le dispute giurisprudenziali scaturite da tale disposizione normativa: non sempre la giurisprudenza amministrativa ha reputato sussistere la automatica impossibilità di accesso alle offerte tecniche. È il caso del Tar Puglia – Bari che, con sentenza n. 49 del 2019, ha riconosciuto come preminente il diritto di accesso agli atti sul rispetto alla riservatezza o segretezza.

Per questo motivo, il Consiglio di Stato, Sezione V, con la sentenza 1 luglio 2020, n. 4220,  ha ribadito e perimetrato i limiti del diritto di accesso agli atti al fine di tutelare sia il diritto stesso di accesso, sia i segreti tecnici e commerciali dell’azienda.

Secondo i giudici di Palazzo Spada il c.d. know-how rientra nei “beni essenziali per lo sviluppo e per la stessa competizione qualitativa, che sono prodotto patrimoniale della capacità ideativa o acquisitiva della singola impresa e cui l’ordinamento, ai fini della corretta esplicazione della concorrenza, offre tutela di loro in quanto segreti commerciali. 

La ratio legis è di far sì che, proprio con riguardo ad una gara pubblica, che non deroga ma assicura la corretta competizione tra imprese, del diritto di accesso non si possa fare un uso emulativo, ad esempio da parte di contendenti che potrebbero formalizzare l’istanza allo scopo precipuo di giovarsi di specifiche conoscenze industriali o commerciali acquisite e detenute da altri (Cons. Stato, VI, 19 ottobre 1990, n. 6393). Ne viene che la scelta di prendere parte ad una procedura competitiva non implica un’impropria accettazione del rischio di divulgazione di segreti industriali o commerciali, i quali – almeno in principio – restano sottratti, a tutela del loro specifico valore concorrenziale, ad ogni forma di divulgazione.

Il Consiglio di Stato ha quindi specificato che per esercitare il diritto di accesso agli atti è fondamentale comprovare che si tratti di una concreta necessità di utilizzo della documentazione per uno specifico giudizio e non di mera intenzione di verificare e sondare l’eventuale opportunità di proporre ricorso giurisdizionale (anche da parte di chi vi abbia, come l’impresa seconda graduata, concreto ed obiettivo interesse) non risultando legittimo un accesso meramente esplorativo a informazioni riservate, perché difetta la dimostrazione della specifica e concreta indispensabilità a fini di giustizia”.

L’ostensibilità dei documenti non può essere dunque illimitata. Non è infatti legittimo che la ditta concorrente acceda alla parte di offerte o delle giustificazioni dell’anomalia inerenti le specifiche e riservate capacità tecniche, industriali o gestionali che riguardano l’impresa aggiudicataria. Segreti industriali e commerciali non possono essere violati senza una dimostrazione del nesso di strumentalità tra la documentazione oggetto dell’istanza di accesso e le censure formulate.

Ciò, tra l’altro, è in linea con gli artt. 98 e 99 del d.lgs. n.30/2005 (Codice della proprietà industriale) che tutelano i beni essenziali per lo sviluppo e la competizione qualitativa identificandoli come prodotto patrimoniale della capacità strategica della singola impresa.

Lo Studio Legale Tristano coadiuva l’impresa nella predisposizione dell’istanza di accesso agli atti, utilizzando e valutando i risultati in funzione della migliore strategia processuale a tutela degli interessi dei propri assistiti.

Focus Piemonte

MANCATI PAGAMENTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: FOCUS PIEMONTE

Come confermato dai recenti dati Eurostat, la PA, negli ultimi anni, ha costantemente aumentato il proprio debito per crediti commerciali verso le imprese, arrivando a superare, secondo la stima della Banca d’Italia, il tetto dei 50 miliardi di Euro.

Tale debito è costituito, da un lato, dai ritardi nei pagamenti, effettuati ben oltre il termine di 30 giorni previsto dalla Direttiva 2011/7/UE e dalla legge 3 maggio 2019, n. 37, dall’altro, dal vero e proprio mancato saldo definitivo di quanto dovuto.

Dato il protrarsi di questo malcostume negli anni, dicembre 2017 la Commissione europea aveva deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’UE (CGUE) a causa dei ritardi nei tempi di pagamento da parte delle amministrazioni pubbliche. La Commissione, pur riconoscendo gli sforzi compiuti dal governo italiano per ridurre i tempi di pagamento, aveva infatti rilevato che “le amministrazioni pubbliche italiane necessitano ancora in media di 100 giorni per saldare le loro fatture, con picchi che possono essere nettamente superiori”.

Con sentenza del 28 gennaio 2020 la CGUE, riunita in Grande Sezione, ha recentemente confermato che l’Italia non ha assicurato che le sue pubbliche Amministrazioni abbiano effettivamente rispettato i termini di pagamento previsti dalla Direttiva 2011/7/UE, con ciò essendo venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza di tali disposizioni.

La causa di tale distorsione nel rapporto con i fornitori della Pubblica Amministrazione, è riconducibile a tre ordini di ragioni: la mancanza di liquidità, la scarsa efficienza nella gestione del ciclo passivo e l’elevato contenzioso.

La situazione non è tuttavia omogenea sul territorio italiano. In disparte la carenza di liquidità, piuttosto omogeneamente diffusa, gli Enti del centro nord della penisola sono mediamente più efficienti e più rapidi nei pagamenti.

La situazione del Piemonte

Secondo gli ultimi dati disponibili, il tempo medio di saldo delle fatture alle imprese e ai professionisti da parte degli enti locali del Piemonte è di 39 giorni, così suddiviso:

il 47,2% paga entro i 30 giorni, il 42,4% entro 60 giorni, l’8,3% entro 90 giorni, l’ 1,9% entro 180 giorni e lo 0,2% va oltre i 180 giorni.

Il tempo medio impiegato dall’Amministrazione Regionale del Piemonte per saldare i propri fornitori è invece di 53 giorni, posizionandosi al terzo posto dell’ingloriosa classifica nazionale fra Regioni, al di sopra della media nazionale (32 giorni).

La semplice lettura dei dati non mostra però tutta la verità.

In primo luogo, oltre il 20% delle Amministrazioni locali non ha provveduto alla comunicazione dei dati al Ministero dell’Economia. E’ presumibile, quindi, che tale 20% sia composto, in buona parte, dalle Amministrazioni meno virtuose. Ove venissero conteggiati i dati non comunicati, il tempo medio di pagamento si innalzerebbe in maniera sensibile.

In secondo luogo, poiché le statistiche sono basate sulla “data” dei pagamenti, l’omesso saldo strutturale definitivo, non rientra nelle percentuali stilate dal Ministero. Anche in questo caso, per avere il quadro della situazione, occorrerebbe conteggiare anche gli omessi pagamenti definitivi.

In ultimo, i dati  prendono come riferimento il momento di esigibilità del credito, escludendo dal conteggio del ritardo il tempo necessario per la costituzione del titolo esecutivo (sentenza, decreto ingiuntivo) in favore dell’impresa creditrice e per la messa in esecuzione dello stesso. Spesso trascorrono anni prima che un azienda possa ricevere quanto dovutole da una Pubblica Amministrazione.

Cosa può fare lo Studio Tristano per il recupero del credito delle imprese

Lo Studio Legale Tristano, grazie alla formazione personale del fondatore in diritto amministrativo e alle competenze acquisite in vent’anni di esperienza nell’assistenza di società ed Amministrazioni Pubbliche, è in grado di mettere al servizio delle imprese creditrici specifici strumenti giuridici, come “l’istanza ex art. 21 octies” ed il “ricorso per l’ottemperanza”, che nessuna società di recupero offre correntemente ai propri clienti.

Oltre a sopra accennati rimedi, lo Studio si avvale di un team dedicato alla risoluzione non contenziosa delle controversie aventi ad oggetto gli insoluti, attraverso strumenti conciliativi e di pressione verso gli organi amministrativi degli enti creditori.

Il risultato, sperimentato in anni di assistenza agli operatori economici su tutto il territorio nazionale, è il dimezzamento dei tempi di recupero ed il contenimento dei costi di gestione della pratica.