L’ATTESTAZIONE SOA TRAMITE AVVALIMENTO

L’ attestazione SOA è una certificazione necessaria per prendere parte a gare d’appalto pubblico di lavori superiori ad Euro 150.000,00. Tale certificazione è rilasciata dalle Società Organismi di Attestazione (SOA) e ha una durata complessiva di 5 anni, con verifica intermedia compiuta dopo 3 anni dal primo rilascio. Gli organismi di attestazione, su autorizzazione dell’ANAC, accertano che i soggetti esecutori dei lavori pubblici siano in possesso dei requisiti di ordine generale, economico e tecnico.

Su impulso dell’impresa che richieda l’attestazione, le SOA avviano un’istruttoria di validazione dei documenti richiesti e prodotti dall’impresa. Tali documenti riguardano gli ultimi quindici esercizi di attività (a seguito de decreto “sblocca canitieri)” e servono a dimostrare l’effettivo possesso dei requisiti da parte dell’impresa.

L’attestazione SOA non si connota quale mero requisito di ordine economico-finanziario, ma, ai sensi dell’art. 84, comma 4, del d.lgs. n. 50/2016 è riferita anche alle capacità tecniche e professionali dell’impresa.

Il documento SOA, una volta rilasciato, qualifica l’azienda per l’esecuzione di lavori secondo categorie di opere e classifiche di importi (le categorie di opere sono 52 mentre le classifiche di importi sono 10) e comprova in sede di gara, la capacità dell’impresa di eseguire l’appalto (o subappalto) di opere pubbliche di lavori con importo a base d’asta superiore ad Euro 150.000,00. L’attestazione SOA garantisce, infatti, che l’impresa in questione sia in possesso di tutti i requisiti previsti dall’attuale normativa in ambito di Contratti Pubblici di lavori.

L’attestazione SOA, può essere ottenuta anche mediante contratto di avvalimento (sull’ “avvalimento”: https://www.studiotristano.com/partecipare-a-un-appalto-senza-averne-i-requisiti-si-grazie-allavvalimento/). In questo caso l’impresa ausiliaria e l’impresa ausiliata sono tenute a documentare alla SOA il rapporto di controllo tra le imprese (art. 2359, commi 1 e 2, del codice civile). L’impresa ausiliata, mediante dichiarazione presentata all’Organismo di Attestazione, si assume l’obbligo di mettere a disposizione in favore dell’impresa ausiliata e per tutto il periodo di validità della Attestazione SOA rilasciata, le risorse e i mezzi oggetto di prestito inerenti l’avvalimento.

Il possesso di unattestazione SOA da parte dell’ausiliaria dev’essere inoltre accompagnato da un contratto che indichi espressamente quali mezzi e risorse vengono messi a disposizione dell’ausiliata. Infatti, il possesso da parte dell’impresa ausiliaria dell’attestazione SOA non accompagnato da un contratto che indichi specificamente quali mezzi e risorse vengono messi a disposizione dell’ausiliata non consente che la stazione appaltante possa confidare su un impegno contrattuale certo e vincolante per le proprie aspettative di buona esecuzione del servizio. In altre parole, l’avvalimento di attestazione in questione non può risolversi in un prestito meramente cartolare e astratto del requisito di partecipazione, ma deve essere soddisfatto concretamente e con specificazioni controllabili dalla stazione appaltante.

Lo Studio Legale Tristano assiste i propri clienti nel procedimento per l’ottenimento dell’attestazione SOA, nella risoluzione delle problematiche conseguenti, anche nelle procedure dinanzi all’ANAC, e nei contenziosi giudiziali a seguito di partecipazione a gare pubbliche.

L’AFFIDAMENTO di CONTRATTI PUBBLICI DI IMPORTO INFERIORE AI 40.000 EURO

La procedura di aggiudicazione di contratti pubblici di importo compreso entro i 40.000 Euro può svolgersi attraverso il c.d. “affidamento diretto, ovvero una procedura semplificata, che non prevede competizione tra concorrenti, né particolari vincoli procedurali.

Tale istituto è disciplinato dall’art. 36, comma 1, lett. a), del d.lgs. n. 50/2016 (c.d. Codice dei contratti), il quale stabilisce che l’affidamento di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alla soglia di 40 mila Euro, pur essendo sempre consentito il ricorso a procedure ordinarie, possa avvenire in modo diretto, senza la consultazione di due o più operatori economici e senza alcun obbligo di motivazione specifica circa l’urgenza e/o la necessità (cfr. Tar Puglia – Lecce, 13 marzo 2020, n. 326).

L’affidamento diretto ai sensi dell’art. 36 succitato è una particolare ipotesi di affidamento, per la quale il legislatore “ha ritagliato una specifica disciplina che costituisce un micro-sistema esaustivo e autosufficiente che non necessita di particolari formalità e sulla quale i principi generali non determinano particolari limiti” (Tar Puglia, n. 326/2020 cit.).

Siffatta procedura è diversa e ulteriore rispetto a quella negoziata diretta prevista dall’articolo 63 del Codice. Quest’ultima, infatti, stabilisce che l’aggiudicazione di un appalto, anche per importi sopra soglia, possa avvenire mediante una procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando, purché tale scelta sia sorretta da una adeguata e specifica motivazione che giustifichi la deroga dalle procedure ordinarie. Motivazione invece non prevista nel caso di affidamento diretto. Al contrario, come visto sopra, nel caso di affidamento di contratti entro i 40 mila Euro, non sono previste particolari formalità od obblighi motivazionali.

La disciplina della prima fascia di importo (entro i 40 mila Euro) sopra riportata non ha subito modifiche in seguito alla conversione in legge del d.l. n. 32/19 (c.d. decreto “Sblocca Cantieri”). Per i contratti di importo superiore lo Sblocca Cantieri ha introdotto invece rilevanti novità.

Nella fascia di importo tra 40.000 e 150.000 Euro, disciplinata dal comma 2, lett. b) e c), dell’art. 36 più volte citato è oggi previsto l’affidamento diretto, previa valutazione di almeno tre o cinque preventivi, “ove esistenti”, rispettivamente nel caso di lavori e di servizi e forniture, attingendo ad elenchi di operatori economici o indagini di mercato.

L’articolo 36, comma 2, lettera c) prevede “per affidamenti di lavori di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore a 350.000 euro (…) la procedura negoziata di cui all’articolo 63 previa consultazione, ove esistenti, di almeno dieci operatori economici, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti, individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici. L’avviso sui risultati della procedura di affidamento contiene l’indicazione anche dei soggetti invitati”.

L’articolo 36, comma 2, lettera c-bis prevede “per affidamenti di lavori di importo pari o superiore a 350.000 euro e inferiore a 1.000.000 di euro, (…) la procedura negoziatadi cui all’articolo 63 previa consultazione, ove esistenti, di almeno quindici operatori economici, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti, individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici. L’avviso sui

Infine, nell’ultima fascia di importo, corrispondente ai lavori il cui importo sia superiore al milione di euro, è previsto il ricorso alla procedura aperta. In questo caso, è consentito alle Stazioni Appaltanti l’utilizzazione del meccanismo di esclusione automatica delle offerte anomale, se il numero delle offerte è pari o superiore a dieci.

Lo Studio Legale Tristano assiste i propri clienti nella fase di affidamento dei contratti pubblici, nella fase esecutiva e nei relativi contenziosi innanzi al Giudice Amministrativo ed ordinario.

MANCATA INDICAZIONE DELL’AVVALIMENTO NEL DGUE

L’avvalimento, previsto dall’art. 89 del Codice appalti, è un istituto di derivazione comunitaria che permette all’operatore economico, singolo o in raggruppamento, di soddisfare i requisiti necessari per la partecipazione a una gara d’appalto, qualora ne fosse privo, mediante le risorse, i mezzi e gli strumenti di altri operatori economici che invece ne sono in possesso, a prescindere dalla natura giuridica dei suoi legami con questi ultimi. Il prestito di mezzi e risorse che l’ausiliaria si impegna a disporre in favore dell’ausiliata deve essere concreto ed effettivo.

Vista l’importanza dell’istituto, che ha finalità pro-concorrenziali, dal momento che nasce per permettere anche a piccole e medie imprese di partecipare a bandi di gara indetti dalla Pubblica Amministrazione, garantendo al contempo alla Stazione Appaltante di poter contare su aggiudicatari affidabili, l’Autortità Nazionale Anticorruzione (ANAC) si è più volte espressa in materia, predisponendo anche un documento di consultazione che riassume le criticità legate all’istituto stesso (c.d. “Guida ANAC”).

Risulta dunque chiaro come la mancata indicazione dell’avvalimento nel documento di gara unico europeo (DGUE) sia insanabile. Così si è espresso infatti il Consiglio di Stato con sentenza 4 maggio 2020 n. 2836 della quinta sezione: il concorrente che voglia far ricorso all’avvalimento è tenuto a darne indicazione nell’ambito del Dgue (o, comunque, dei documenti di gara) fornendo le informazioni relative ai soggetti ausiliari (cfr. art. 85, comma 2, d.lgs. n. 50 del 2016; v., in specie, l’apposita sezione prevista dal Dgue presentato dall’appellante), nonché a produrre la corrispondente documentazione, costituita in primis dal contratto d’avvalimento e dalle dichiarazioni dell’ausiliaria sul possesso dei requisiti e l’assunzione degli obblighi verso il concorrente e la stazione appaltante (cfr. art. 89, comma 1, d.lgs. n. 50 del 2016). Al fondamento del ricorso all’istituto si pone dunque la volontà del concorrente, liberamente maturata e chiaramente manifestata in sede di gara per il tramite di corrispondente dichiarazione. A fronte di un siffatto presupposto non v’è alcuno spazio per poter invocare il soccorso istruttorio in difetto d’una dichiarata volontà del concorrente di ricorrere all’avvalimento, atteso che il soccorso è utile a sanare «carenze di (…) element[i] formal[i] della domanda», nonché qualsivoglia «mancanza, incompletezza e (…) ogni altra irregolarità essenziale degli elementi e del documento di gara unico europeo» (art. 83, comma 9, d.lgs. n. 50 del 2016), ma certamente non è idoneo a sopperire alla mancata manifestazione d’una determinata volontà da parte dell’operatore.

L’avvalimento è in primo luogo dunque una manifestazione di volontà espressa dall’operatore economico che intende partecipare alla gara d’appalto e proprio per questo motivo egli è tenuto a darne indicazione nel Dgue e non in una fase successiva. La sua mancata indicazione non può pertanto rientrare tra le motivazioni che portano il concorrente ad avvalersi dell’istituto del soccorso istruttorio.

Il soccorso istruttorio (vedi articolo del 1 marzo 2019) serve infatti a superare vizi, carenze e irregolarità di natura formale o documentale e non può pertanto essere rivolto alla sollecitazione di una dichiarazione di volontà non espressa dal concorrente. È chiaro che quest’ultima non può essere annoverata tra le irregolarità formali previste dall’istituto, bensì pertiene la volontà del concorrente che risulta essere tutt’altro che una formalità.

Il ricorso all’avvalimento in un momento successivo al Dgue risulterebbe dunque come una modifica sostanziale delle dichiarazioni di gara, il che inciderebbe sulle modalità di partecipazione alla stessa con conseguenze anche sulla par condicio tra partecipanti e sulla conformazione complessiva dell’offerta.

Al contratto di avvalimento vanno dunque allegate le dichiarazioni dell’ausiliaria, in cui specifica il suo reale possesso dei requisiti previsti e l’assunzione degli obblighi verso il concorrente e la stazione appaltante, così i mezzi e le risorse messe a disposizione dell’ausiliata.

Lo Studio legale Tristano presta assistenza e consulenza, anche in sede contenziosa, in tutte le fasi di gara, in caso di esclusione, non aggiudicazione e nella gestione dei rapporti con l’Amministrazione, anche per l’eventuale recupero del credito.

IL SOPRALLUOGO NELLE PROCEDURE DI AFFIDAMENTO DI CONTRATTI PUBBLICI

Il sopralluogo, regolamentato dall’art. 79, comma 2, del D.Lgs. 50/2016, permette ai concorrenti partecipanti ad una procedura si selezione, di acquisire una conoscenza appropriata dei luoghi presso cui dovrà svolgersi l’appalto o la concessione pubblica, così da poter formulare un’offerta più precisa e puntuale, nonché garantire l’Amministrazione, in fase di esecuzione contrattuale, da successive richieste di modifiche e varianti.

Tale istituto era precedentemente disciplinato dall’articolo 106 del d.P.R. n. 207/2010 (Regolamento di attuazione ed esecuzione del d.lgs. n. 163/2006), oggi abrogato dal vigente Codice dei contratti pubblici, il quale prevedeva che l’offerta da presentare in gara per l’affidamento di appalti e concessioni pubbliche dovesse essere accompagnata dalla dichiarazione di essersi recati sul luogo di esecuzione dei lavori, di avere preso conoscenza delle condizioni locali, della viabilità di accesso, di aver verificato le capacità e le disponibilità, compatibili con i tempi di esecuzione previsti, delle cave eventualmente necessarie e delle discariche autorizzate, nonché di tutte le circostanze generali e particolari suscettibili di influire sulla determinazione dei prezzi, sulle condizioni contrattuali e sull’esecuzione dei lavori e di aver giudicato i lavori stessi realizzabili, gli elaborati progettuali adeguati ed i prezzi nel loro complesso remunerativi e tali da consentire il ribasso offerto

Tuttavia tale norma lasciava ampia discrezionalità alla stazione appaltante in ordine alla rilevanza da assegnare al sopralluogo in relazione alla prestazione richiesta all’operatore economico. Tale discrezionalità comportava non pochi dubbi, soprattutto quando il suo esercizio portava all’esclusione di un concorrente dalla gara.

Il d.lgs. n. 50/2016, pur mantenendo lo scopo fondamentale del sopralluogo quale attività strumentale necessaria a consentire alle imprese partecipanti di formulare un’offerta tecnica ed economica che tenga conto di tutte le caratteristiche, fisiche, tecnologiche, di conservazione ecc., degli impianti da manutenere, adempimento quanto mai utile e auspicabile al fine della formulazione di un’offerta seria, attendibile e consapevole (TAR Campania, Napoli, 15 dicembre 2017, n. 5911), ha ridimensionato la cogenza della precedente disciplina. Infatti, l’articolo 79, comma 2, del nuovo Codice dei contratti si limita a prevede che quando le offerte possono essere formulate soltanto a seguito di una visita dei luoghi o dopo consultazione sul posto dei documenti di gara e relativi allegati, i termini per la ricezione delle offerte sono stabiliti in modo che gli operatori economici interessati possano prendere conoscenza di tutte le informazioni necessarie per presentare le offerte. La prescrizione del sopralluogo obbligatorio negli atti di gara diviene, dunque, una possibilità a disposizione della stazione appaltante, applicabile, secondo la nuova normativa, già nella fase di selezione dei concorrenti (indagine di mercato), tanto nei lavori, tanto nei servizi.

Il Consiglio di Stato ha confermato quanto sopra, stabilendo che la scelta di anticipare l’obbligo di sopralluogo alla fase selettiva dei concorrenti, se adeguatamente motivata, non può essere considerata irragionevole, illogica o arbitraria, né comporta il venir meno dei principi dell’evidenza pubblica come quello della par condicio. Anzi essa permette di formulare, già nella fase preliminare, offerte appropriate in quanto pensate e redatte sulla base dello stato dei luoghi realmente constato.

L’obbligo di sopralluogo ha infatti “un ruolo sostanziale, e non meramente formale, per consentire ai concorrenti di formulare un’offerta consapevole e più aderente alle necessità dell’appalto”. “L’obbligo di sopralluogo, strumentale a una completa ed esaustiva conoscenza dello stato dei luoghi, è infatti funzionale alla miglior valutazione degli interventi da effettuare in modo da formulare, con maggiore precisione, la migliore offerta tecnica” (Cons. Stato, Sez. V, 19 febbraio 2018 n. 1037). 

Data la “strumentalità” del sopralluogo, il Consiglio di Stato (Sez. V, 26 luglio 2018, n. 4597) ha sancito l’esenzione dall’obbligo del sopralluogo per il gestore uscente del servizio, che già conosce perfettamente lo stato dei luoghi.

Per altro verso, il Tar Lazio, Sez. I, 2 aprile 2019, n. 4304 ha ribadito nel tempo che “l’effettuazione del sopralluogo, oltre il termine indicato negli atti di gara, non costituisce causa di esclusione dalla procedura e inoltre qualora il bando non lo preveda esplicitamente, non vi è obbligo di sopralluogo a carico di tutti i componenti del raggruppamento temporaneo di imprese, essendo sufficiente che tale obbligo sia adempiuto dall’impresa mandataria.

In contrasto con quanto stabilito dalla giurisprudenza, l’Autorità Nazionale Anticcorruzione (ANAC), come enunciato attraverso le “Indicazioni alle stazioni appaltanti sul tema del sopralluogo obbligatorio nella fase della manifestazione di interesse nelle procedure negoziate”, del 18 luglio 2018, ritiene di consentire l’obbligatorietà del sopralluogo soltanto allorquando l’oggetto del contratto abbia una stretta e diretta relazione con le strutture edilizie e non considera legittima la scelta di prevedere il sopralluogo in un momento antecedente la formulazione delle offerte:

In senso conforme, l’articolo 79, comma 2 del Codice dei contratti pubblici contempla la circostanza che i termini di ricezione delle offerte tengano conto dell’eventualità che le stesse possano essere presentate soltanto previa visita dei luoghi di pertinenza per l’esecuzione dell’appalto. Si ritiene che la scelta di prevedere il sopralluogo obbligatorio preliminare, ossia in un momento antecedente alla fase di gara (e quindi alla formulazione delle offerte) non sia legittima, in quanto:

  • fuoriesce dal perimetro applicativo della disposizione recata dal predetto articolo 79, comma 2, che collega il sopralluogo alla formulazione delle offerte;
  • determina, in violazione dei principi di proporzionalità e libera concorrenza, un significativo ostacolo per gli operatori economici, sotto il profilo organizzativo e finanziario, alla competizione per l’affidamento degli appalti pubblici, considerata peraltro la possibilità che gli operatori economici non ricevano l’invito o decidano comunque di non presentare offerta”.

Lo Studio Legale Tristano assiste gli operatori economici nella fase di predisposizione delle offerte, durante la procedura di gara, nella stipula e nell’esecuzione del contratto. Il patrocinio in giudizio è garantito su tutto il territorio nazionale.

L’INTERPRETAZIONE DEL BANDO DI GARA FORNITA DALLA STAZIONE APPALTANTE

Un Bando di Gara è l’atto con il quale l’amministrazione comunica la sua decisione di reperire contraenti cui affidare servizi, lavori o forniture.

Per bando di gara si intende dunque l’atto amministrativo che regolamenta tutto il procedimento di una gara d’appalto. Esso è il documento al quale la stazione appaltante fa riferimento per descrivere e determinare gli elementi della procedura di gara. Il bando, insieme a tutta la documentazione predisposta dalla stazione appaltante (disciplinare, capitolato, allegati), forma la c.d. lex specialis della gara, ovvero le regole e le prescrizioni che disciplinano una determinata procedura di selezione.

Dal momento che esso è l’atto iniziale, con rilevanza esterna, di una procedura di gara pubblica, ai sensi dell’articolo 213, comma 2 del D.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, c.d. Codice dei contratti pubblici, il bando di gara viene redatto mediante dei “bandi tipo” stabiliti dall’ANAC. Spetta infatti all’ANAC garantire la promozione dell’efficienza e della qualità dell’attività delle stazioni appaltanti. Un bando tipo rappresenta quindi uno schema vincolante volto a:

  • rendere omogenei i comportamenti delle stazioni appaltanti;
  • evitare le possibili incertezze interpretative;
  • semplificare l’attività di predisposizione della documentazione di una gara.

Le amministrazioni pubbliche, nell’affidamento di contratti di lavori, servizi e forniture, possono tuttavia motivatamente discostarsi da tali schemi vincolanti.

La lex di gara deve utilizzare un linguaggio chiaro e semplice, che dispensi il partecipante da un’eventuale lettura ermeneutica dello stesso. Devono essere evitati quindi concetti di natura oscura in favore di termini comprensibili e univoci così da consentire un’offerta consapevole e scongiurare limiti partecipativi scaturiti dall’indeterminatezza della lex specialis.

Nel caso in cui permangano delle incertezze interpretative nella lettura del bando, la giurisprudenza (cfr. TAR, Sicilia, Catania, Sez. I, sentenza n. 2335/2018) ha stabilito che La stazione appaltante, in relazione all’interpretazione del bando di gara, può intervenire con una sorta di interpretazione autentica al fine di precisare meglio la propria volontà, purché il chiarimento abbia il carattere della “neutralità”, senza alcun pregiudizio e a beneficio di tutti gli operatori coinvolti.

Lo stesso Consiglio di Stato (cfr. Sez. III, sent. 27 giugno 2019 n. 4418) ha rilevato che:

  1. la risposta dell’Amministrazione appaltante ad una richiesta di chiarimenti avanzata dai concorrenti non costituisce un’indebita e perciò illegittima modifica delle regole di gara, ma una sorta d’interpretazione autentica con cui la stazione appaltante chiarisce la propria volontà provvedimentale, precisando e meglio delucidando le previsioni della lex specialis
  2. i chiarimenti operano a beneficio di tutti e – laddove trasparenti, tempestivi, ispirati al principio del favor partecipationis e resi pubblici – non comportano alcun pregiudizio per gli aspiranti offerenti, per cui non occorre procedere, a dispetto del principio di economicità, all’autoannullamento del bando e alla sua ripubblicazione” (cfr. Cons. Stato, Sez. III, 29 gennaio 2019, n. 726; Cons. Stato, Sez. III, n. 781 del 2018; Cons. Stato, Sez. V, n. 2097 del 2015).

I chiarimenti forniti dalla Stazione appaltante sono ammissibili purché non modifichino la disciplina dettata per lo svolgimento della gara, avendo i medesimi una mera funzione di illustrazione delle regole già formate e predisposte dalla lex di gara. L’ammissibilità dei chiarimenti va invece esclusa allorquando, mediante l’attività interpretativa, si giunga ad attribuire ad una disposizione del bando un significato ed una portata diversa o maggiore rispetto a quella che risulta dal testo, in quanto in tema di gare d’appalto le uniche fonti della procedura sono costituite dal bando di gara, dal capitolato e dal disciplinare, unitamente agli eventuali allegati; ne consegue che i chiarimenti auto-interpretativi della stazione appaltante non possono né modificarle, né integrarle, assumendo carattere vincolante per la Commissione giudicatrice (TAR Piemonte, sede di Torino, sez. I, 11 novembre 2019, n.1121).

Lo Studio Legale Tristano presta assistenza e consulenza nella partecipazione a procedure di selezione pubbliche e nei contenziosi da esse scaturenti.

L’IMPUGNAZIONE DELL’ESCLUSIONE DI UN OPERATORE ECONOMICO DALLA GARA D’APPALTO

L’impresa che sia stata esclusa da una procedura di affidamento di un appalto pubblico e intenda contestarne la regolarità, può proporre opposizione contro l’atto di esclusione ritenuto illegittimo unicamente davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (T.A.R.) competente per territorio, presentando un ricorso, predisposto da un avvocato esperto nella materia.

Il ricorso deve spiegare le ragioni di diritto per le quali il provvedimento di esclusione si ritenga sia stato adottato dall’Amministrazione in violazione della normativa vigente o dei principi che regolano il procedimento di selezione.

Il giudizio davanti al Tar si articola normalmente in due fasi: una fase c.d. “cautelare” ed una “di merito”.La prima fase è solo eventuale e si celebra allorché il ricorrente chieda la sospensione del provvedimento impugnato.

La fase di merito è quella nella quale si discute e si decide la causa, cui segue la sentenza di annullamento (se il ricorso viene accolto) del provvedimento contestato.

A seguito del decreto “Sblocca cantieri” (D.L. 32/2019), l’esclusione può essere impugnata insieme all’aggiudicazione, attraverso un ricorso che menzioni entrambi gli atti.

Il ricorso avverso l’esclusione deve essere notificato all’Amministrazione ed almeno un altro soggetto partecipante alla gara (controinteressato) entro il termine perentorio ultimo di 30 giorni, decorrente:

dalla (piena) conoscenza dell’atto di aggiudicazione;

dalla ricezione della comunicazione di aggiudicazione;

Oltre questo termine si decade dalla possibilità di contestare la regolarità dell’esclusione.

In sede di impugnazione, se la stazione appaltante fruisce del patrocinio dell’Avvocatura dello Stato, il ricorso è notificato, oltre che presso detta Avvocatura, anche alla stazione appaltante nella sua sede “reale”, in data non anteriore alla notifica presso l’Avvocatura, e al solo fine dell’operatività della sospensione obbligatoria del termine per la sottoscrizione del contratto.

Una volta iscritta la causa al ruolo, se è stata richiesta la sospensione del provvedimento in via cautelare, il TAR fissa l’udienza non prima che siano decorsi 10 giorni dalla notifica del ricorso (intesa come perfezionamento dell’ultima notificazione ai suoi destinatari) e 5 giorni dal deposito del ricorso.

Dopo l’udienza camerale, il TAR pubblica l’ordinanza con cui accoglie o respinge l’istanza di sospensione cautelare del provvedimento impugnato:

se accoglie la richiesta, sospende l’efficacia del provvedimento impugnato, ordinando all’Amministrazione resistente di eseguire il provvedimento;

se rigetta la richiesta, il provvedimento impugnato mantiene la sua efficacia, fino alla definizione del giudizio con sentenza.

Il giudizio, ferma la possibilità, nel caso ne ricorrano i presupposti, della sua definizione immediata nell’udienza cautelare, viene comunque definito con sentenza in forma semplificata ad una udienza fissata d’ufficio e da tenersi entro quarantacinque giorni dalla scadenza del termine per la costituzione delle parti diverse dal ricorrente.

L’udienza di merito è pubblica e l’accesso è libero. Può quindi assistervi chiunque.

In sede di discussione, gli avvocati delle parti trattano i motivi in fatto e in diritto alla base della richiesta di accoglimento (o di rigetto) del ricorso.

Entro trenta giorni dall’udienza di discussione, ferma restando “la possibilità [per le parti] di chiedere l’immediata pubblicazione del dispositivo entro due giorni”, il TAR pubblica la sentenza, con cui accoglie o rigetta il ricorso:

se accoglie il ricorso, annulla l’esclusione e ordina all’Amministrazione gli adempimenti conseguenti (riammissione in gara del concorrente escluso); se rigetta il ricorso, condanna la parte soccombente al pagamento delle spese processuali.

La sentenza del TAR è appellabile, con ricorso al Consiglio di Stato, Giudice unico su tutto il territorio nazionale, con sede in Roma, entro il termine di 30 dalla comunicazione o, se anteriore, notificazionedella sentenza e non trova applicazione il termine lungo decorrente dalla sua pubblicazione.

Lo Studio Legale Tristano assicura una completa e competente assistenza difensiva nei giudizi innanzi al TAR e al Consiglio di Stato su tutto il territorio nazionale. Al fine di evitare contenziosi inutili e dispendiosi, lo Studio verifica insieme all’impresa la presenza delle condizioni e dei presupposti per una tutela efficace e sicura degli interessi per cui viene richiesta assistenza.

Il cliente riceve sempre il preventivo di spesa prima della sottoscrizione del contratto di affidamento dell’incarico e della procura alle liti.

Al fine della collaborazione con l’impresa al contenimento dei costi e nell’ottica di un rapporto di fiducia, lo Studio Legale Tristano si impegna all’applicazione dei minimi tariffari di legge sui compensi, verificabili in ogni momento.

Le gestioni del territorio alla conquista dell’Italia

Il progetto dell’imprenditore Gianpietro Vallorani di Eurocedibe: fare rete tra gli operatori locali per concorrere sul mercato nazionale con i Grandi Gruppi


Come risulta evidente dalla lettura dei dati di mercato pubblicati dalla rivista “Vending Magazine” attraverso i suoi studi di settore sulle “Top
100” del Vending italiano, il comparto della Distribuzione Automatica in Italia ha visto crescere nel tempo la concentrazione del fatturato nelle “mani” di pochissimi operatori economici: i cosiddetti “Grandi Gruppi”.
Ad oggi, 12 gruppi nazionali detengono, infatti, circa il 50% dell’intero fatturato del settore, orientando il mercato in maniera rilevante e determinante.

Dietro i grandissimi gruppi esiste, però, una realtà molto variegata, formata da società di importanza rilevante e gestioni di medie dimensioni accanto a ditte individuali che gestiscono pochi distributori automatici.
La differenza fondamentale, che crea il divario fra i sopra accennati grandi gruppi e il resto degli operatori, è la dimensione “nazionale” dei primi. I soggetti che hanno avuto l’opportunità e la capacità, anche finanziaria, di
uscire dai confini della propria area geografica di appartenenza sono stati premiati, infatti, da contratti più ricchi e da un crescente aumento del fatturato; chi, invece, è rimasto all’interno del perimetro della propria città, o, al più, della propria regione, ha ricevuto minore soddisfazione economica e vanta attualmente un minore peso “politico” nella contrattazione con gli altri attori del settore.
Il risultato, come detto, è che oltre 2.200 soggetti che operano oggi nel comparto del Vending agiscono in maniera disomogenea e non organizzata, risultando così spesso estromessi dal mercato degli appalti nazionali e dai rapporti con un largo numero di aziende fra quelle di più consistenti dimensioni.

Questa situazione è dovuta, da un lato alle caratteristiche del settore del Vending – che denota una sua intrinseca frammentazione – e, dall’altro, al rapido sviluppo del comparto stesso, che non sempre ha consentito a tutti
gli attori la predisposizione per tempo di un piano organico di espansione territoriale.
Per effetto della progressiva saturazione del mercato – e oggi, ancor di più, in seguito alla nota pandemia di COVID/19 – la competizione fra i vari operatori ha dunque spostato il proprio campo dal reperimento di nuove
aree di installazione, con aumento quantitativo del numero di macchine, allo studio e alla pianificazione dell’accaparramento di fette di mercato già detenute da altri competitor tramite operazioni di Merger&Acquisition.

A fronte di un mercato saturo e data la limitatezza degli spazi disponibili, l’approccio è dunque cambiato radicalmente: nessun gestore, ad avviso di chi scrive, può permettersi di tralasciare nuovi ambiti di crescita e opportunità di lavoro sull’intero territorio nazionale.
Come confrontarsi, però, con una piazza più ampia a fronte delle ridotte dimensioni medie delle società di gestione (anche sotto l’aspetto della capacità economica), e, spesso, della carenza di rapporti consolidati con i propri potenziali contraenti?


Le strade possibili sono sostanzialmente tre:

  1. la crescita sul mercato, tramite investimenti e assunzione di maggior rischio imprenditoriale.
  2. La concentrazione fra imprese.
  3. Il consorziamento fra gestioni.
    Le prime due ipotesi rappresentano la tipica soluzione idonea a fornire risposta alle esigenze di quei soggetti che ambiscono a una modifica del dimensionamento aziendale attraverso il suo ampliamento e/o la creazione di un nuovo soggetto d’impresa. Gli stessi gruppi “nazionali” sopra menzionati sono il frutto dei primi due processi di crescita e di concentrazione.

IL CONSORZIO “STABILE”


In questa sede, considerata la detta atomizzazione del settore, si ritiene utile approfondire la possibilità della creazione di aggregazioni di imprese finalizzata a contrattare con i privati e la Pubblica Amministrazione senza alterare la struttura aziendale di ciascun singolo partecipante.
Una delle forme aggregative più diffuse e più confacenti a tale esigenza è la costituzione di un “consorzio stabile”.
Già oggi esistono nel Vending consorzi di imprese nati per ottimizzare la centralizzazione degli acquisti e sfruttare le conseguenti economie di scala. Ciò che, però, è mancato in questi anni è la presenza sul mercato di un
soggetto capace di svolgere la funzione di catalizzatore fra le imprese
e fungere da interlocutore con i potenziali soggetti contraenti.
Al riguardo, riveste carattere di particolare innovatività l’iniziativa di Gianpietro Vallorani, dinamico titolare da 15 anni dell’impresa di Distribuzione Automatica Eurocedibe S.r.l. – azienda con sede a Monteprandone(AP) e copertura geografica in tutte le province di Marche, Abruzzo e Bassa Romagna – che rappresenta ormai una presenza fissa nella “Top 100” delle gestioni (nel 2018 era al 78° posto con 3.774.000 Euro di fatturato).
Vallorani ha lanciato, infatti, lo scorso 31 luglio, il progetto “È ora!”, che consta anche di un libro il cui autore è lui stesso, nato con l’ambizione di creare un “polo” di aggregazione per le realtà imprenditoriali a dimensione
locale che abbiano l’ambizione di crescere e di confrontarsi con i grandi gruppi nazionali.
Il costituendo consorzio si differenzierà dalle associazioni esistenti in quanto il suo oggetto sarà specificamente diretto alla contrattazione verso
l’esterno e alla partecipazione a gare pubbliche.

La contrattazione centralizzata consentirà alle gestioni molto radicate a livello locale di avere accesso al mercato nazionale e contemporaneamente di ottimizzare i costi di gestione senza doversi sobbarcare oneri e spese supplementari.
Dal successo dell’iniziativa dipenderà il riequilibrio del settore, con indubbi benefici anche a livello concorrenziale per tutto il “sistema Vending”.
Sarà dunque il tempo a stabilire se prevarrà la standardizzazione del nostro mercato, proseguendo la concentrazione in capo ai grandi gruppi, o se lo spirito imprenditoriale così ricco nel nostro territorio come dimostra
Gianpietro Vallorani, saprà trovare effettivamente voce attraverso lo sviluppo di questa nuova realtà consortile.

MANCATO INVITO AD UNA PROCEDURA DI SELEZIONE E DIRITTO DI ACCESSO AGLI ATTI

Come già approfondito in precedenza, ai sensi degli artt. 22 e seguenti della legge n. 241 del 1990, ogni interessato ha facoltà di prendere visione ed estrarre copia di documenti amministrativi detenuti da soggetti di diritto pubblico o di diritto privato limitatamente alla loro attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o comunitario.

L’art. 22, comma 1, lett. b), della legge sopra menzionata, stabilisce che devono intendersi per “interessati”, tutti i soggetti privati, compresi quelli portatori di interessi pubblici o diffusi, che abbiano un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso.

L’art. 53 del d.lgs. n. 50/2016 (codice dei contratti pubblici) regolamenta quelle ipotesi nelle quali si ravvisi invece un contrasto tra le esigenze conoscitive del richiedente e il diritto alla riservatezza dei terzi e/o della stazione appaltante, stabilendo quando l’accesso può essere differito, ovvero quando può essere negato.

In queste sede, prendendo spunto dalla pronuncia del TAR Abruzzo – sede di Pescara, 12 novembre 2019, n. 271, tratteremo il caso dell’ammissibilità dell’accesso agli atti da parte di un operatore economico che abbia formulato tale istanza al fine di verificare la legittimità del “ (…) suo mancato invito (…) e/o la mancanza di affidamenti in suo favore (…) nel corso dei passati cinque anni”.

Il Tar ha in primis ribadito “ (…) che, secondo una giurisprudenza del tutto pacifica, l’impresa che intende contestare un affidamento diretto o senza gara, pur non dovendo dimostrare l’esistenza di una posizione giuridica differenziata rispetto all’oggetto dell’invocata gara pubblica, deve comprovare la propria legittimazione, quale “operatore economico dello specifico settore”, a contestare in sede giurisdizionale detto affidamento diretto, dovendosi diversamente rilevare l’assenza di un interesse ad agire (ex multis da ultimo T.A.R. Emilia-Romagna, Bologna, sez. II, 5 maggio 2014, n. 460; C.d.S., sez. IV, 20 agosto 2013, n. 4199; T.A.R. Lombardia, Milano, 7 novembre 2012, n. 2686.

(…) Ciò chiarito in punto di legittimazione all’accesso, il Tar ritiene necessaria la verifica “ (…) dell’interesse nonché (…) della strumentalità dell’istanza di accesso presentata dal ricorrente in relazione alla tutela in giudizio della pretesa sostanziale, ad essa sottesa, al conseguimento del contratto in esame.

Ribadito il confine tra il diritto di accesso difensivo, che rende legittimo e idoneo l’ottenimento dell’ostensione della documentazione richiesta, e l’accesso meramente “esplorativo”, che invece rende inammissibile un eventuale controllo sull’attività della pubblica amministrazione, in caso di “ (…) inclusione della società istante tra i soggetti potenzialmente idonei a partecipare alle procedure oggetto di richiesta ostensiva, è evidente la ricorrenza in atto in capo alla medesima di un interesse diretto concreto ed attuale a verificare, anche a fini risarcitori, che i criteri sanciti in materia dal codice degli appalti a tutela della concorrenza, della trasparenza e della parità di trattamento siano stati osservati; ciò è sufficiente per fondare un diritto all’accesso agli atti relativi alle forniture in economia (T.A.R. Lombardia, Milano, sez. IV, 21 settembre 2011, n. 2264)”.

L’operatore economico potenzialmente idoneo a partecipare alle procedure oggetto di richiesta è legittimato dunque a invocare in sede giurisdizionale l’accesso alle procedure di gara in quanto “operatore economico dello specifico settore” e in quanto astrattamente in possesso dei requisiti per lo svolgimentoa titoloprofessionale dell’attività relativa agli atti oggetto di richiesta ostensiva.

Lo stessoè dunque di un titolare di un interesse a partecipare alle procedure di selezione diretta che si svolgono nel rispetto dei principi di trasparenza, rotazione, parità di trattamento, previa consultazione di

almeno cinque operatori economici, se sussistono in tale numero soggetti idonei. Tale posizione giurisprudenziale assume ancor più rilievo alla luce della disciplina delle procedure sottosoglia contenuta nel d.lgs. n. 50/2016 e della valorizzazione del principio di rotazione (cfr. Linee Guida ANAC n. 4/2016).

Con la sentenza n. 271/2019 il TAR Abruzzo – Pescara ha inoltre affermato che Il diritto di accesso ai documenti amministrativi costituisce un “autonomo diritto all’informazione” accordato per la tutela nel senso più ampio e onnicomprensivo del termine e, dunque, non necessariamente ed esclusivamente in correlazione alla tutela giurisdizionale di diritti ed interessi giuridicamente rilevanti e al fine di assicurare la trasparenza e l’imparzialità dell’azione amministrativa.

L’Adunanza Plenaria ha, infine, chiarito che in presenza di istanze c.d. ancipiti ossia che non fanno riferimento in modo specifico e circostanziato alla disciplina dell’accesso procedimentale o a quella dell’accesso civico generalizzato, la pubblica amministrazione ha il dovere di rispondere, in modo motivato, sulla sussistenza o meno dei presupposti dell’una o dell’altra forma di accesso, valutando sia l’interesse dell’istante uti singulus ex art. 22 della legge n.241/1990, sia l’interesse uti civis nei limiti del c.d. public interest test.

Lo Studio Legale Tristano presta assistenza legale stragiudiziale con riferimento a qualsiasi necessità dell’operatore economico che abbia partecipato a gare pubbliche e procedure di selezione.

L’ANAC: AUTORITÀ NAZIONALE ANTICORRUZIONE

L’Autorità nazionale anticorruzione, (ANAC), è un’autorità amministrativa indipendente italiana che si occupa di prevenzione della corruzione all’interno delle amministrazioni pubbliche e nelle società partecipate e controllate.

La sua attuale configurazione nasce dalla trasformazione del CIVIT, Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche, istituita dal Governo Berlusconi IV nel 2009 (art. 13 del D.Lgs. n. 150/2009), entrata in funzione nel 2010 e identificata come autorità nazionale competente a coordinare l’attività di contrasto della corruzione nella pubblica amministrazione con la c.d. legge anticorruzione (art. 1 della L. 6 novembre 2012 n. 190). Tale commissione, rinominata nel 2013 dal Governo Monti, che la ribattezza, potenziandone i poteri, in Autorità nazionale anticorruzione e per la valutazione e la trasparenza nelle amministrazioni pubbliche, aveva inizialmente il compito di dirigere, organizzare e vigilare l’esercizio indipendente delle funzioni di misurazione e valutazione della performance organizzativa e individuale dei dirigenti delle pubbliche amministrazioni. Compito al quale si affiancava anche quello di assicurare la trasparenza totale delle amministrazioni in tutti gli aspetti gestionali e la determinazione degli standard dei servizi pubblici.

È solo con il Governo Renzi (D.L. n. 90/2014, convertito dalla L. n. 114/2014) che le strutture e il personale dell’ Autorità nazionale anticorruzione e per la valutazione e la trasparenza nelle amministrazioni pubbliche confluiscono nell’Autorità nazionale anticorruzione(ANAC). Con il d.l. n. 90/2014 vengono dunque ridisegnate la fisionomia organizzativa e funzionale dell’Autorità: vengono trasferite all’ANAC tutte le funzioni e le mansioni dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (AVCP), istituita dall’articolo 4 della legge 11 febbraio 1994, n. 109. Quest’ultima Autorità, contestualmente soppressa, lascia in eredità all’ANAC i compiti di vigilanza sugli appalti di lavori, forniture e servizi, compresi i settori speciali e quelli d’interesse regionale, così come vengono assegnate all’ANAC le competenze in materia di trasparenza e anticorruzione precedentemente di pertinenza del Dipartimento della funzione pubblica. A quest’ultimo sono state invece demandate le attribuzioni originarie in materia di misurazione e valutazione della performance, prima gestite dall’ANAC. In attuazione del D.L. 90/2014 (art. 19, co. 10) tali funzioni sono state riordinate con il regolamento adottato con D.P.R. 9 maggio 2016, n. 105. Le funzioni in materia di contratti pubblici sono state successivamente ridefinite dal nuovo Codice dei contratti pubblici (art. 213, D.Lgs. n. 50/2016).

Alla luce di quanto detto fin qui, la missione istituzionale dell’ANAC è individuata dunque nella prevenzione della corruzione nell’ambito delle amministrazioni pubbliche, nelle società partecipate e controllate anche mediante l’attuazione della trasparenza in tutti gli aspetti gestionali, nonché mediante l’attività di vigilanza nell’ambito dei contratti pubblici, degli incarichi e comunque in ogni settore della pubblica amministrazione che potenzialmente possa sviluppare fenomeni corruttivi, evitando nel contempo di aggravare i procedimenti con ricadute negative sui cittadini e sulle imprese, orientando i comportamenti e le attività degli impiegati pubblici, con interventi in sede consultiva e di regolazione , nonché mediante attività conoscitiva.

La chiave dell’attività della nuova ANAC, nella visione attualmente espressa è quella di vigilare per prevenire la corruzione creando una rete di collaborazione nell’ambito delle amministrazioni pubbliche e al contempo aumentare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse, riducendo i controlli formali, che comportano tra l’altro appesantimenti procedurali e di fatto aumentano i costi della pubblica amministrazione senza creare valore per i cittadini e per le imprese.

L’ articolo 5 del D.L. 101/2013 ha modificato inoltre la composizione dell’Autorità in funzione delle nuove attribuzioni di funzione in materia di anticorruzione:

  • Il numero dei componenti è passato da 3 a 5, mentre uguale rimane la durata del mandato (6 anni). È stato introdotto altresì il divieto di rinnovo dell’incarico per tutti i componenti;
  • Sono stati modificati i criteri di nomina: sia il Presidente che gli altri componenti della Autorità sono selezionati in quanto esperti di notoria indipendenza e comprovata esperienza in materia di contrasto alla corruzione (non più di servizi pubblici), oltre che nei settori di management, misurazione della performance, nonché di gestione e valutazione del personale; il potere di proposta per la nomina con d.P.R. dei componenti viene differenziato, in quanto spetta al solo Ministro per la pubblica amministrazione per il Presidente, mentre per gli altri componenti è richiesto il concerto con il Ministro dell’interno.
  • In funzione della sua missione istituzionale, la struttura generale dell’ANAC è stata suddivisa in quattro ambiti strategici: indirizzo e programmazione (Presidenza); supporto alla missione istituzionale pianificazione e controllo (Segretario generale); vigilanza; regolazione.
  • Nel 2015 viene istituita l’ Unità Operativa Speciale per Expo 2015, ai sensi dell’art. 30 del D.L. n. 90/2014 (cd. riforma Madia), a garanzia della correttezza e trasparenza delle procedure connesse alla realizzazione del grande evento espositivo. Oggi, questa è divenuta l’Unità Operativa Speciale (UOS) ed è il presidio di legalità, composto prevalentemente da militari della Guardia di Finanza, che supporta il Presidente nelle sue funzioni di alta sorveglianza nel comparto degli appalti pubblici.

Dalla Relazione annuale dell’Autorità nazionale anticorruzione di quest’anno, presentata il 2 luglio 2020, emerge che “le organizzazioni criminali ricorrono sempre più spesso a sistemi corruttivi approfittando anche delle situazioni emergenziali come quella in corso, con effetti devastanti sul sistema economico e sulle imprese sane, già pesantemente colpite dalla crisi”.

Lo Studio Legale Tristano assiste i propri clienti in tutti i procedimenti innanzi all’ANAC, nonché in sede giurisdizionale innanzi al Tar e al Consiglio Di Stato.

L’AVVALIMENTO OPERATIVO

L’istituto giuridico dell’avvalimento, previsto dall’art. 89 del d. lgs. n. 50/2016 (Codice dei contratti pubblici), prevede, in sede di partecipazione ad una gara d’appalto, che un’impresa (detta ausiliata) possa soddisfare i requisiti di carattere economico, finanziario, tecnico e organizzativo previsti dalla gara d’appalto avvalendosi del supporto di un’altra impresa (detta ausiliaria).

L’impresa ausiliaria, si impegna dunque, per mezzo di tale istituto: “a mettere a disposizione per tutta la durata dell’appalto le risorse necessarie di cui è carente il concorrente. […] Il concorrente allega, altresì, alla domanda di partecipazione in originale o copia autentica il contratto in virtù del quale l’impresa ausiliaria si obbliga nei confronti del concorrente a fornire i requisiti e a mettere a disposizione le risorse necessarie per tutta la durata dell’appalto. A tal fine, il contratto di avvalimento contiene, a pena di nullità, la specificazione dei requisiti forniti e delle risorse messe a disposizione dall’impresa ausiliaria”. Pena l’esclusione dalla gara, non è consentito, che più di un concorrente si avvalga della stessa impresa ausiliaria.

Quando l’impresa ausiliaria mette a disposizione dell’ausiliata risorse tecnico-organizzative indispensabili per assicurare i requisiti di capacità tecnico-professionale richiesti per l’esecuzione dell’appalto, si parla di avvalimento operativo che si distingue dall’avvalimento di garanzia in cui invece l’ausiliaria mette a disposizione dell’ausiliata la propria solidità economica e finanziaria (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 28 febbraio 2018, n. 1216).

L’impresa ausiliata può ricorrere inoltre all’istituto dell’avvalimento sia in sede di gara, sia durante l’attestazione SOA.

Con la sentenza dell’8 gennaio 2020, n. 91, il Tar Lazio ha inoltre ribadito che, per essere ritenuto valido un contratto di avvalimento c.d. “operativo”, così come per essere ritenuta ammissibile la sua offerta, il contratto dev’essere fornito di una analitica e dettagliata elencazione delle risorse umane, dei beni e dei servizi che occorrono per realizzare quanto richiesto dal bando di gara così come dev’essere chiara l’individuazione delle esatte funzioni che l’impresa ausiliaria svolgerà: la messa a disposizione del requisito mancante in favore dell’impresa concorrente-ausiliata deve essere concreta ed effettiva, non potendo risolversi nel prestito di un valore puramente cartolare e astratto. Risulta dunque necessario che dal contratto risulti chiaramente l’impegno dell’impresa ausiliaria a prestare il proprio apparato organizzativo, in tutte le parti che giustificano l’attribuzione del requisito, con l’indicazione precisa dei mezzi aziendali messi a disposizione dell’ausiliata per eseguire l’appalto (cfr., ex multis, Cons. St. Sez. V, n. 1612/2018, 5429/2017, n. 5423/2016; Tar Campania, Napoli, Sez. V, n. 5341/2018)

Nelle gare pubbliche, dunque, anche se il contratto non deve quindi necessariamente spingersi, ad esempio, sino alla rigida quantificazione dei mezzi d’opera, all’esatta indicazione delle qualifiche del personale messo a disposizione ovvero alla indicazione numerica dello stesso personale (Consiglio di Stato, sez. IV, 11.05.2020 n. 2953) tuttavia non può ritenersi valido ed efficace il contratto di avvalimento che si limiti ad indicare genericamente che l’impresa ausiliaria si obbliga nei confronti della concorrente a fornirle i propri requisiti e a mettere a sua disposizione le risorse necessarie, di cui essa è mancante, per tutta la durata dell’appalto, senza però in alcun modo precisare in che cosa tali risorse materialmente consistano (cfr. TAR Campania, 3 settembre 2018, n. 5341).

A questo punto sta alla stazione appaltante verificare, conformemente agli articoli 85, 86 e 88, se i soggetti della cui capacità l’operatore economico intende avvalersi, soddisfano i pertinenti criteri di selezione o se sussistono motivi di esclusione ai sensi dell’articolo 80 (art. 89 del d.lgs. n. 50/2016). Alla stazione appaltante è concessa inoltre la possibilità di imporre all’operatore economico una sostituzione di soggetti anche se per questi non sussiste un motivo obbligatorio di esclusione.

Lo Studio Legale Tristano assiste i propri clienti nella fase di predisposizione dell’offerta, nella partecipazione alla gara e nei contenziosi su tutto il territorio nazionale.