Come posso contestare una gara d’appalto?

L’impresa che abbia partecipato ad una procedura di affidamento di un appalto pubblico e intenda contestarne la regolarità (es. aggiudicazione illegittima ad altro concorrente; esclusione dalla gara) o il professionista (o lo Studio professionale) che intenda mettere in dubbio una procedura selettiva pubblica, riguardante incarichi, concorsi di progettazione e attività connesse, cui abbia partecipato, può proporre opposizione contro l’atto ritenuto illegittimo unicamente davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (T.A.R.) competente per territorio, presentando un ricorso, predisposto da un avvocato esperto nella materia.

Il ricorso deve spiegare le ragioni di diritto per le quali il provvedimento (di aggiudicazione, di esclusione o di altra natura) si ritenga sia stato adottato dall’Amministrazione in violazione della normativa vigente o dei principi di c.d. “buon andamento”(es. imparzialità, economicità, contemperamento degli interessi, efficacia, etc.). Il procedimento davanti al Tar si articola normalmente in due fasi: una fase c.d. “cautelare” ed una “di merito”.La prima fase è solo eventuale e si celebra allorché il ricorrente chieda la sospensione del provvedimento impugnato. Ad esempio, in una gara d’appalto: la sospensione dell’aggiudicazione.La fase di merito è quella nella quale si discute e si decide la causa, cui segue la sentenza di annullamento (se il ricorso viene accolto) del provvedimento contestato.

Il ricorso deve essere notificato all’Amministrazione ed ai soggetti controinteressati entro il termine perentorio di 30 giorni, decorrente:

  • dalla (piena) conoscenza del provvedimento impugnato;
  • dalla ricezione della comunicazione di esclusione o di aggiudicazione (o di non aggiudicazione dell’appalto, di riavvio della procedura, etc.);
  • per i bandi e gli avvisi con cui si indice una gara, autonomamente lesivi, dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana;
  • nel caso in cui sia mancata la pubblicità del bando, dal giorno successivo alla data di pubblicazione dell’avviso di aggiudicazione definitiva, a condizione che tale avviso contenga la motivazione dell’atto con cui la stazione appaltante ha deciso di affidare il contratto senza previa pubblicazione del bando. Se sono omessi gli avvisi o le informazioni di cui sopra oppure se essi non sono conformi alle prescrizioni ivi contenute, il ricorso non può comunque essere proposto decorsi sei mesi dal giorno successivo alla data di sottoscrizione del contratto;
  • nel caso di provvedimento che determina l’esclusione dalla procedura di affidamento e di ammissioni ad essa all’esito della valutazione dei requisiti soggettivi, economico-finanziari e tecnico-professionali, dalla sua pubblicazione sul profilo del committente e della stazione appaltante.

Oltre questo termine si decade dalla possibilità di contestare la regolarità della gara.

Quando viene impugnata l’aggiudicazione definitiva, se la stazione appaltante fruisce del patrocinio dell’Avvocatura dello Stato, il ricorso è notificato, oltre che presso detta Avvocatura, anche alla stazione appaltante nella sua sede reale, in data non anteriore alla notifica presso l’Avvocatura, e al solo fine dell’operatività della sospensione obbligatoria del termine per la sottoscrizione del contratto.

Una volta iscritta la causa al ruolo, se è stata richiesta la sospensione del provvedimento in via cautelare, il TAR fissa l’udienza non prima che siano decorsi 10 giorni dalla notifica del ricorso (intesa come perfezionamento dell’ultima notificazione ai suoi destinatari) e 5 giorni dal deposito del ricorso.

Dopo l’udienza camerale, il TAR pubblica l’ordinanza con cui accoglie o respinge l’istanza di sospensione cautelare del provvedimento impugnato:

  1. se accoglie la richiesta, sospende l’efficacia del provvedimento impugnato, ordinando all’Amministrazione resistente di eseguire il provvedimento;
  2. se rigetta la richiesta, il provvedimento impugnato mantiene la sua efficacia, fino alla definizione del giudizio con sentenza.

Il giudizio, ferma la possibilità, nel caso ne ricorrano i presupposti, della sua definizione immediata nell’udienza cautelare, viene comunque definito con sentenza in forma semplificata ad una udienza fissata d’ufficio e da tenersi entro quarantacinque giorni dalla scadenza del termine per la costituzione delle parti diverse dal ricorrente.

L’udienza di merito è pubblica e l’accesso è libero. Può quindi assistervi chiunque.

In sede di discussione, gli avvocati delle parti trattano i motivi in fatto e in diritto alla base della richiesta di accoglimento (o di rigetto) del ricorso.

Entro trenta giorni dall’udienza di discussione, ferma restando “la possibilità [per le parti] di chiedere l’immediata pubblicazione del dispositivo entro due giorni”, il TAR pubblica la sentenza, con cui accoglie o rigetta il ricorso:

  1. se accoglie il ricorso, annulla il provvedimento impugnato e ordina all’Amministrazione gli adempimenti conseguenti (es. revoca dell’aggiudicazione e formazione della nuova graduatoria di gara, riammissione in gara del concorrente escluso, etc);
  2. se rigetta il ricorso, condanna la parte soccombente al pagamento delle spese processuali.

 

La sentenza del TAR è appellabile con ricorso al Consiglio di Stato, Giudice unico su tutto il territorio nazionale, con sede in Roma, entro il termine di 30 giorni dalla notificazione della sentenza o 3 mesi dalla sua pubblicazione.

Lo Studio Legale Tristano assicura una completa e competente assistenza difensiva nei giudizi innanzi al TAR e al Consiglio di Stato su tutto il territorio nazionale. Al fine di evitare contenziosi inutili e dispendiosi, lo Studio verifica insieme all’impresa la presenza delle condizioni e dei presupposti per una tutela efficace e sicura degli interessi per cui viene richiesta assistenza.

Il cliente riceve sempre il preventivo di spesa prima della sottoscrizione del contratto di affidamento dell’incarico e della  procura alle liti.

Al fine della collaborazione con l’impresa al contenimento dei costi e nell’ottica di un rapporto di fiducia, lo Studio Legale Tristano si impegna all’applicazione dei minimi tariffari di legge sui compensi, verificabili in ogni momento.

Oltre ai compensi per l’assistenza legale, è dovuto, in caso di contenzioso innanzi al Tar, il pagamento del c.d. contributo unificato (la “tassa” per fare ricorso).

Attualmente sono previsti tre importi, in base al valore della causa:

Euro 2.000, fino a Euro 200.000 di valore della causa;

Euro 4.000, da Euro 200.001, fino ad Euro 1.000.000;

Euro 6.000 per valori superiori a Euro 1.000.000.

L’importo del contributo unificato verrà ricompreso nei compensi dovuti allo Studio, nel rispetto dei minimi tariffari, e verrà versato senza chiedere ulteriori esborsi economici all’impresa.

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