Il contratto di vending

Il settore dei distributori automatici, definito sinteticamente con il termine di “vending”, ha visto negli ultimi anni una crescita costante in una grande varietà di settori merceologici. L’utilizzazione dei distributori automatici permette infatti una distribuzione capillare dei prodotti a costi ridotti, garantendo una maggiore efficienza nella distribuzione di beni e servizi.

Con il termine vending si definisce quella particolare tipologia di contratti atipici in forza dei quali una parte, detta “gestore”, installa negli spazi concessi dall’altra parte negoziale, detta “concedente”, uno o più  distributori automatici, che erogano i prodotti commerciali della più svariata natura. Considerata l’atipicità della tipologia contrattuale, negli anni si è assistito ad una pluralità di figure contrattuali (dai “contratti di somministrazione di bevande ed alimenti mediante distributori automatici”, ai “contratti di installazione di distributori automatici per la somministrazione di bevande ed alimenti”, ai “contratti di comodato d’area per l’istallazione di distributori automatici”, fino ad i più generici “contratti di fornitura”), alternativamente a maggiore garanzia di una o dell’altra parte del rapporto contrattuale. Va evidenziato in particolare che il rischio imprenditoriale, a fronte di costi fissi, è tutto in capo all’impresa di distruzione automatica, stante l’aleatorietà della remunerazione derivante dagli introiti economici garantiti dai terzi fruitori del servizio.

Il gestore, quale condizione per esercire il servizio di somministrazione di prodotti alimentari, deve essere in possesso dei seguenti requisiti:

  • Requisiti morali: le condizioni sine qua non per l’esercizio dell’attività di vending (obbligo di non riportare condanne per reati contro l’igiene e la sanità, la moralità pubblica, il buon costume, etc.)
  • Requisiti professionali: il responsabile, il titolare o il rappresentante legale dev’essere in possesso di un diploma di scuola superiore o laurea triennale o corso professionale per il commercio, la preparazione o la somministrazione degli alimenti riconosciuto dalla regione (corso SAB ex REC). In mancanza di almeno uno di questi titoli, vale l’esercizio nel quinquennio precedente per almeno 2 anni (anche non continuativi) di un’attività d’impresa nel settore alimentare o della somministrazione di alimenti e bevande.

Oltre ai sopra accennati requisiti, è altresì essenziale la presenza di:

  • Requisiti strutturali: tali requisiti interessano l’edificio o il locale in cui è ubicato, o sono ubicati, il distributore automatico e la stessa attività svolta in quanto oggetto della segnalazione e delle relative prescrizioni. Oltre all’agibilità con destinazione d’uso, fanno parte dei requisiti strutturali specifiche norme urbanistiche, di salute nei luoghi di lavoro e di idoneità, più i regolamenti locali decisi dalla polizia preposta al controllo di prodotti alimentari (polizia annonaria).
  • Requisiti igienico sanitari: considerato che gli alimenti e le bibite venduti attraverso i distributori automatici devono essere conservati in perfette condizioni, onde evitare qualsiasi rischio di contaminazione batterica, formazione di muffa o altro, è obbligatoria la presentazione della SCIA al suapdel comune.

Infine, con il d.lgs. 127/15, volto al controllo puntuale delle cessioni di beni effettuate attraverso i distributori automatici, il governo ha previsto l’obbligo, dal 1 aprile 2017, della memorizzazione elettronica e della trasmissione telematica all’ Agenzia delle Entrate, dei dati dei corrispettivi per i soggetti passivi che effettuano cessioni di beni e servizi tramite le vending machine.

Lo Studio offre assistenza e consulenza nel campo del vending, per quanto concerne le gare pubbliche, la contrattualistica e la risoluzione di tutte le problematiche legali.

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